Abstract

In questa recensione si mette in evidenzia la prova di come tradizionalmente in biologia il danno ossidativo sia stato considerato erroneamente per oltre 50 anni. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e i cambiamenti cronici ossidativi dei lipidi di membrana e delle proteine che si riscontrano in molte malattie croniche non sono il risultato di danni accidentali. Invece, questi cambiamenti sono il risultato di una risposta altamente evoluta, stereotipata, e data da proteine che catalizzano la “protezione ossidativa” che tutti gli eucarioti adottano quando sono immessi in un ambiente chimicamente o microbiologicamente ostile. Il meccanismo della protezione ossidativa si è evoluto da processi di sviluppo del naturale sistema immunitario creato per proteggere la cellula dagli attacchi e limitare la diffusione dell’infezione. Sia lo stress ossidativo che lo stress  riducente attivano la protezione ossidativa. Nei casi in cui è stato espressamente studiato, nella cellula avvengono difetti funzionali e metabolici prima dell’aumento di specie reattive dell’ossigeno (ROS) e dei cambiamenti ossidativi. Le specie reattive dell’ossigeno (ROS) sono la risposta alla malattia, non la causa. Pertanto, non sono i cambiamenti ossidativi che devono essere il target della terapia, ma piuttosto le condizioni metaboliche che li creano. Questa nuova prospettiva è rilevante per le malattie che vanno dall’autismo, diabete di tipo 1, diabete di tipo 2, cancro, malattie cardiache, schizofrenia, morbo di Parkinson e la malattia di Alzheimer. Le attività di ricerca devono essere, pertanto, reindirizzate. La protezione ossidativa è protettiva ed è un bersaglio sbagliato per la terapia. È di fondamentale importanza per la salute umana, l’identificazione delle cause chimiche e dei fattori ambientali che avviano l’azione immunitaria naturale e la memoria metabolica che a loro volta attivano e sostengono la protezione ossidativa.

Link al lavoro originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22700427

 

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