Contesto: La continua esposizione della popolazione a xenobiotici porta inevitabilmente ad un accumulo con il conseguente aumento della infiammazione, malattie croniche connesse e rischio di cancro. Gli autori intendono studiare fattori dietetici che modulano gli effetti di tossicità ambientale legati alla presenza di “metalli pesanti” al fine di minimizzare il rischio di danno cronico in soggetti che sono esposti a zone ad elevato rischio di tossicità.

Pazienti e Metodi: Sono stati reclutati sedici soggetti che vivono in aree ad alto rischio di inquinamento tra Caserta e Napoli, che avevano avuto per ragioni diverse, una diagnosi di avvelenamento da metalli pesanti. Sono stati effettuati i seguenti esami: i) Analisi della composizione dei lipidi di membrana, come biomarker di squilibrio metabolico cellulare; ii) analisi dell’impedenza bioelettrica per la valutazione dell’angolo di fase e del rapporto intercambiabile sodio/potassio, come marcatori di alterazioni infiammatorie e metaboliche; iii) mineralogramma per valutare i livelli di metalli pesanti accumulati nei capelli.

Risultati: Dopo 90 giorni di dieta e integrazione, c’era una significativa riduzione dei livelli medi dei metalli tossici. In particolare, l’81% dei partecipanti ha riportato una diminuzione del valore di piombo, il 69% del valore di cadmio, il 44% del valore di alluminio e il 31,3% ha mostrato una diminuzione nel normale range di mercurio conseguente al piano alimentare. In aggiunta, sono state eseguite analisi statistiche.

Conclusioni: I risultati mostrano che una corretta igiene alimentare che porta a cambiamenti fondamentali nello stile di vita può contrastare efficacemente il bioaccumulo, rappresentando in tal modo non solo una strategia di prevenzione primaria, ma anche l’acquisizione di una reale valenza farmacologica visti gli effetti terapeutici che essa produce nei casi presentati di patologia conclamata.

Link all’articolo originale:
http://www.wcrj.net/article/411

Annunci