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“ …. Mentre l’associazione tra inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche agenti sul sistema endocrino e il rischio di disturbi dello spettro autistico sta ricevendo ulteriori conferme, l’ipotesi di una vera e propria relazione causale tra di loro ha bisogno di ulteriori dati. I possibili meccanismi patogenetici attraverso cui i fattori ambientali possono portare a disturbi dello spettro autistico in individui geneticamente predisposti sono stati riassunti, dando particolare enfasi al ruolo sempre più importante dell’epigenetica. …

La ricerca futura dovrebbe indagare se vi è una differenza significativa nella prevalenza di ASD fra le nazioni con livelli alti e bassi dei vari tipi di inquinamento. ….

Finora, la stragrande maggioranza degli studi che hanno cercato una correlazione tra inquinanti e l’autismo sono stati condotti negli Stati Uniti. Questo può essere un fattore limitante dal punto di vista epidemiologico, soprattutto perché la maggior parte dei pochi studi condotti altrove non hanno confermato i risultati ottenuti negli USA. Non è chiaro se ciò sia dovuto a problemi metodologici o reali differenze tra le aree geografiche considerate. Secondo Shelton et al. un obiettivo molto importante della ricerca riguardante le interazioni tra genetica e ambiente è l’identificazione delle popolazioni vulnerabili, anche in vista di una corretta prevenzione. Infine, un altro aspetto che gli autori considerano molto importante per la ricerca in questo campo è l’uniformità di criteri diagnostici e strumenti di valutazione per ASD, al fine di rendere i risultati degli studi effettuati in tutto il mondo comparabili. …..

È tuttavia da rilevare che, secondo l’osservazione di Turville e Golden, la meta-analisi di Taylor et al.  ha confermato studi precedenti dimostrando  che L’INCIDENZA  DI ASD È SIMILE IN GRUPPI DI BAMBINI CHE SONO STATI VACCINATI IN MODO DIVERSO, MA NON HA CONFRONTATO L’INCIDENZA DI ASD NEI BAMBINI VACCINATI E NON VACCINATI. Pertanto,  vi è ancora qualche incertezza riguardo a questa materia e, in accordo con Sealey et al., questo argomento dovrebbe essere studiato ulteriormente e la comunità scientifica deve ancora essere vigile per quanto riguarda la possibile associazione tra vaccini e ASD. Tuttavia, per quanto detto sopra, LE VACCINAZIONI SEMBRANO ESSERE UNA SCELTA INGIUSTIFICATA E PERICOLOSA PER LA SALUTE PUBBLICA. ….

Inoltre, PIOMBO, MERCURIO E ARSENICO sono NOTE SOSTANZE NEUROTOSSICHE che possono ATTRAVERSARE LA BARRIERA EMATO-ENCEFALICA E COMPROMETTERE LO SVILUPPO NEUROLOGICO. Meccanismi epigenetici si possono ipotizzare sulla base dei risultati dello studio sperimentale sugli animali effettuati da Hill et al …. ”

Abstract

Obiettivo:  i disturbi dello spettro autistico sono condizioni persistenti  per tutta la vita e spesso devastanti che colpiscono gravemente il funzionamento sociale e l’autosufficienza. L’eziopatogenesi è presumibilmente multifattoriale, risultante da un’interazione molto complessa tra fattori genetici e ambientali. Il drammatico aumento della prevalenza  del disturbo dello spettro autistico osservata nel corso degli ultimi decenni ha portato a porre l’accento sul ruolo dei fattori ambientali nell’eziopatogenesi. L’obiettivo di questa revisione biomedica  è stato quello di riassumere e discutere i risultati dei più recenti e rilevanti studi sui fattori ambientali ipoteticamente coinvolti nell’ eziopatogenesi dei disturbi dello spettro autistico. Fonti: La ricerca è stata eseguita in PubMed (National Library of Medicine) sui fattori ambientali ipoteticamente coinvolti nella eziopatogenesi  non sindromica del disturbo dello spettro autistico, tra cui: inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche agenti  sul sistema endocrino, inquinamento elettromagnetico, vaccinazioni e modifiche dietetiche. Sintesi dei risultati: mentre l’associazione tra inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche sul sistema endocrino e il rischio di disturbi dello spettro autistico sta ricevendo conferme in aumento, l’ipotesi di una vera e propria relazione causale tra di loro ha bisogno di ulteriori dati. I possibili meccanismi patogenetici attraverso cui i fattori ambientali possono portare a disturbi dello spettro autistico in individui geneticamente predisposti sono stati riassunti, dando particolare enfasi al ruolo sempre più importante dell’epigenetica. Conclusioni: La ricerca futura dovrebbe indagare se vi è una differenza significativa nella prevalenza di disturbi dello spettro autistico fra le nazioni con livelli alti e bassi dei  vari tipi di inquinamento. Un obiettivo molto importante della ricerca riguardante le interazioni tra fattori genetici e ambientali nella eziopatogenesi dei  disturbi dello spettro autistico è l’identificazione delle popolazioni vulnerabili, anche in vista di una corretta prevenzione.

Link all’articolo originale:

Autism in 2016: the need for answers

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27837654

 

Contesto: L’arsenico induce difetti del tubo neurale in diversi modelli animali, ma non è nota  la sua capacità di causare difetti del tubo neurale nell’uomo. Il nostro obiettivo è stato quello di indagare le associazioni tra l’esposizione materna all’arsenico, la supplementazione periconcezionale di acido folico e il rischio di difetto del tubo neurale (mielomeningocele) tra una popolazione altamente esposta nelle zone rurali del Bangladesh.

Metodi: Abbiamo condotto uno studio caso-controllo che ha reclutato i casi confermati clinicamente delle comunità cliniche servite dal Dhaka Community Hospital in Bangladesh, così come le strutture sanitarie locali, che trattano i bambini con mielomeningocele. I controlli sono stati selezionati dai registri di gravidanza nelle stesse aree. L’esposizione materna  all’arsenico è stata stimata dai campioni di acqua potabile prelevati da pozzi utilizzati durante il primo trimestre di gravidanza. L’uso periconcezionale di acido folico è stato accertato da self-report e lo stato materno dei folati è stato ulteriormente valutato mediante i livelli di folato plasmatico misurati al momento della visita di studio.

Risultati: Cinquantasette casi di mielomeningocele sono stati individuati insieme a 55 controlli. Un’interazione significativa è stata osservata tra l’arsenico inorganico dell’acqua potabile e l’uso periconcezionale di acido folico. All’aumentare delle concentrazioni inorganiche dell’arsenico nell’acqua potabile da 1 a 25 µg/L, l’effetto protettivo stimato di uso dell’acido folico diminuiva (OR 0,22-1,03), e non era protettivo a concentrazioni più elevate di arsenico. Non è stato identificato un effetto primario di esposizione all’arsenico sul rischio mielomeningocele.

Conclusioni: Il nostro studio ha trovato una significativa interazione tra la concentrazione di arsenico inorganico dell’acqua potabile da pozzi utilizzati durante il primo trimestre di gravidanza e l’assunzione periconcezionale di integratori di acido folico.

I risultati suggeriscono che l’esposizione all’arsenico ambientale riduce l’efficacia della supplementazione di acido folico nella prevenzione del mielomeningocele.

Link all’articolo originale:
http://www.ehjournal.net/content/14/1/34

Carenze di minerali possono causare compromissione del rilascio di insulina e della resistenza all’insulina. Questo studio è stato condotto per indagare il rapporto tra le concentrazioni di minerali nei capelli e la resistenza all’insulina in pazienti con sindrome metabolica (SM). Un totale di 456 soggetti (161 pazienti con SM e 295 soggetti senza SM) sono stati riesaminati e sono stati analizzati glicemia a digiuno, trigliceridi, HDLcolesterolo, resistenza all’insulina (HOMAIR) e le concentrazioni di minerali nei capelli. Mentre le concentrazioni di sodio e potassio nei capelli erano significativamente più elevate, le concentrazioni di calcio, magnesio e zinco erano più basse nel gruppo SM rispetto al gruppo di controllo. Per quanto riguarda le misure degli elementi tossici, le concentrazioni di arsenico (As) e piombo (Pb) nei capelli erano più alte nel gruppo SM rispetto al gruppo di controllo. I risultati delle analisi di regressione multipla, dopo aggiustamento per l’età, hanno mostrato relazioni significative dei rapporti tra Na/Mg, Ca/P e HOMA-IR (R (2) =0,109, p<0,05). Il Ca, Na, K, e le concentrazioni di B sono stati anche associati con HOMA-IR (R (2) =0,116, p<0,05). La concentrazione di Na nei capelli era significativamente associata alla SM, anche dopo aggiustamento per età, tessuto adiposo viscerale e HOMA-IR (OR1,020; 95% CI1,001-1,040; p=0,036). I nostri risultati suggeriscono che le concentrazioni dei minerali nei capelli come calcio, magnesio, zinco, sodio e potassio, possono giocare un ruolo nello sviluppo della insulino-resistenza.

Link all’articolo originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24671621

 

Abstract

Introduzione

Dai recenti studi effettuati in Bangladesh ed altrove, l’esposizione all’arsenico (As) tramite l’assunzione di acqua è associata negativamente con gli aspetti relativi alle capacità intellettive dei bambini (es.: capacità di ragionamento, capacità di memoria), dopo aver aggiustato i dati per i fattori sociali. A causa del fatto che queste scoperte non possono essere facilmente generalizzate a tutti gli USA, abbiamo deciso di effettuare tale studio sulla popolazione americana.

Metodo di analisi

Abbiamo esaminato l’associazione tra l’arsenico derivante dall’assunzione di acqua (WAs) e le capacità intellettive (WISC-IV) in 272 bambini tra gli 8 e gli 11 anni di 3 scuole del distretto del Maine.

Risultati

In media, i bambini hanno vissuto nelle loro attuali abitazioni per 7,3 anni (per circa il 75% delle loro vite). Da un’analisi non aggiustata, l’arsenico derivante dalle acque delle abitazioni è associato con una diminuzione dei punteggi ottenuti nella maggior parte degli indici di quoziente intellettivo WISC-IV. Aggiustando l’analisi per il quoziente intellettivo ed il livello di istruzione della madre, l’ambiente domestico, il distretto scolastico ed il numero di fratelli e sorelle, il livello di arsenico derivante dall’assunzione di acqua rimane significativamente associato in modo negativo con il valore totale del quoziente intellettivo ed i valori ottenuti di capacità di ragionamento, memoria e capacità verbali. Dal confronto con coloro che hanno un valore di arsenico derivante dall’assunzione di acqua inferiore a 5 μg/L (WAs < 5 μg/L), gli esposti ad un arsenico superiore a 5 μg/L (WAs ≥ 5 μg/L) presentano una significativa diminuzione di circa 5- 6 punti del punteggio totale del quoziente intellettivo (p < 0,01) e della maggior parte degli altri indicatori (capacità di ragionamento, memoria e capacità verbali, tutte con p < 0,05). Sia il livello di istruzione materno che il quoziente intellettivo materno sono associati con un più basso livello di arsenico derivante dall’assunzione di acqua, riflettendo probabilmente comportamenti che ne hanno limitato l’esposizione (es.: filtri per l’acqua, scelte residenziali). Inoltre, sia l’arsenico derivante dall’assunzione d’acqua (WAs) che i parametri materni sono associati con il distretto scolastico.

Conclusioni

La portata dell’associazione tra l’arsenico derivante dall’assunzione d’acqua ed il quoziente intellettivo dei bambini aumenta la probabilità che livelli di arsenico superiori a 5 μg/L (WAs ≥ 5 μg/L), ben noti agli Stati Uniti, siano una minaccia per lo sviluppo dei bambini.

Link all’articolo originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=A+cross-sectional+study+of+well+water+arsenic+and+child+IQ+in+Maine

 

INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE
(da ISDE Italia)

L’inquinamento atmosferico costituisce un fattore di rischio ben noto per le malattie cardiovascolari
Fonte: Agenzia Regionale di Sanità Toscana, 18 Agosto 2013.
E’ ormai dimostrata la stretta correlazione tra l’incremento della concentrazione di nanopolveri e altri inquinanti e l’aumento dell’insorgenza di scompensi cardiaci che, soprattutto in persone con un cuore già affaticato, possono portare all’infarto. La nuova revisione sistematica apparsa recentemente sul lancet a firma dei ricercatori dell’Università di Edinburgo e della Public Health Foundation of India ha però confermato anche l’effetto dei principali inquinanti su ricoveri e mortalità per scompenso. L’OMS stima che l’inquinamento sia responsabile di oltre un milione di morti premature ogni anno. Anche brevi esposizioni a inquinamento atmosferico sono associate ad un aumento della mortalità cardiovascolare. Sempre in questo numero di Lancet Francesco Forastiere e Nera Agabiti del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio spiegano come accade clinicamente che l’aumento della concentrazione degli inquinanti nell’aria possa causare il subitaneo aggravarsi dello scompenso. Dal momento che il 2013 è stato dichiarato l’anno dell’aria da parte dell’Unione Europea, i ricercatori italiani concludono che gli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento atmosferico sono presenti anche a concentrazioni ben al di sotto di 25 μg/m3, l’attuale limite UE per le polveri sottili, e lanciano un appello riprendendo le parole della European Respiratory Society: “tutti i cittadini hanno diritto ad aria pulita, acqua pulita e cibo sicuro”.

CUORE: L’ESPOSIZIONE ALL’INQUINAMENTO AUMENTA IL RISCHIO DI FIBRILLAZIONE
Fonte: FIMMG Notizie del 17 Giugno 2013.
Per le persone che soffrono di cuore l’esposizione ad alti livelli di inquinamento atmosferico può portare all’aritmia cardiaca che scatena attacchi di cuore e ictus. Lo afferma uno studio pubblicato dal Journal of the American College of Cardiology. I ricercatori della Tuft university di Boston hanno analizzato i dati di 176 pazienti cardiaci, confrontandoli con la qualità dell’aria nella regione. In due anni di studio 49 persone hanno totalizzato 328 episodi di fibrillazione atriale. La ricerca ha evidenziato una relazione diretta tra inquinamento e salute cardiaca: “Ogni 6 microgrammi per metro cubo di particolato sottile in più – scrivono gli autori – il rischio aumenta del 26%”.

SMOG E TUMORI, LA RELAZIONE ORA È PROVATA
Fonte: Il Tirreno dell’11 Luglio 2013.
Uno studio europeo che ha coinvolto i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha dimostrato una stretta relazione tra inquinamento atmosferico e rischio di tumori al polmone. Tra i 9 Paesi europei coinvolti l’Italia è risultato il Paese più inquinato. Lo studio è stato pubblicato su Lancet Oncology ed è stato realizzato su oltre 300mila persone. È servito a dimostrare che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria e maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. È inoltre emerso che i centri italiani monitorati hanno la più alta presenza di inquinanti. Lo studio fa parte del progetto europeo Escape. Il lavoro ha riguardato 312.944 persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne di Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate sono state Torino, Roma, Varese. Lo studio ha permesso di concludere che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo presenti nell’aria, aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma. Le normative della Comunità Europea stabiliscono che il particolato presente nell’aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i PM10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i PM2.5. Lo studio, tuttavia, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore. Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati.

TUTELARE IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLE PERSONE ESPOSTE ALL’ARSENICO: UN OBBLIGO DI LEGGE E UN DOVEROSO IMPEGNO ETICO
Si è svolta a Roma Lunedì 30 Settembre 2013, presso l’Istituto superiore di Sanità, la 5a Giornata in memoria di Lorenzo Tomatis che ha avuto per tema principalmente i tumori infantili.
Lorenzo Tomatis, già direttore dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) e pPresidente del Comitato Scientifico dell’International Society of Doctors for the Enviromental (ISDE), ha sostenuto e dimostrato nella sua lunga attività di ricerca che la maggior parte delle malattie deriva dall’interazione tra fenomeni di inquinamento ambientale e genetica umana. Soprattutto l’esposizione materno-fetale a sostanze inquinanti, attraverso l’aria, acqua e cibi contaminati, può danneggiare il feto e comprometterne il successivo stato di salute in età infantile ed adulta con possibilità di trasmissione dei danni anche alle generazioni seguenti. Questa consapevolezza gli faceva affermare: “L’approccio fondamentale della prevenzione primaria segue una logica incontroversibile: la misura più efficace è quella di evitare o diminuire al minimo possibile l’esposizione agli agenti causali di malattia”. Tutti gli interventi di ricercatori e studiosi che si sono succeduti nel corso del convegno hanno riaffermato con ricchezza di dati e lavori scientifici, che la priorità nella lotta contro il cancro e le malattie cronico degenerative deve essere data alla prevenzione attraverso politiche economiche e sociali indirizzate alla netta riduzione delle fonti di inquinamento e degli inquinanti già presenti nell’ambiente. Alla luce di tutto ciò ISDE Viterbo torna nuovamente a chiedere interventi efficaci e definitivi per la completa dearsenificazione e potabilizzazione delle acque ad uso umano e studi di monitoraggio dello stato di salute delle popolazioni e in particolare dei bambini che sono state esposti e che in molti casi continuano ad essere esposti  all’arsenico, sostanza tossica, cancerogena e con attività di interferente endocrino.
Info: isde.viterbo@gmail.com

Abbiamo valutato la qualità dell’aria nei centri di fotocopiatrici e valutato se l’esposizione professionale ad emissioni da fotocopiatrici è associata a declino della funzione polmonare o alterazioni dei parametri ematologici, stress ossidativo e stato infiammatorio.

PM10 e PM2.5 erano al di sopra dei livelli consentiti in tutti i centri di fotocopiatrici, mentre i livelli di monossido di carbonio, ossidi di azoto, ozono, biossido di zolfo, piombo, arsenico, nichel, ammoniaca, benzene e benzo(a)pirene erano all’interno degli standard Indiani di qualità dell’aria. La funzione polmonare è risultata simile negli operatori di fotocopie e soggetti di controllo. Siero TBARS era significativamente più alta e FRAC era più bassa tra gli operatori rispetto ai controlli sani. Plasma IL8, LTB4, ICAM-1 e ECP erano significativamente più alti nel gruppo esposto alle emissioni da fotocopiatrice.

Le fotocopiatrici emettono alti livelli di particolato. L’esposizione a lungo termine alle emissioni delle fotocopiatrici non è stato associata con la diminuzione della funzionalità polmonare, ma  provoca forte stress ossidativo e infiammazione sistemica e conseguente alto rischio di malattie cardiovascolari.

Link all’articolo originale:

http://www.ehjournal.net/content/12/1/78

 

Arsenico, cadmio, piombo e mercurio presentano potenziali rischi per la salute per i bambini che sono esposti per inalazione o ingestione. I paesi emergenti sperimentano rapido sviluppo industriale che può coincidere con l’aumento del rilascio di questi metalli nell’ambiente. Una revisione della letteratura è stata condotta per gli articoli in lingua inglese del 21 ° secolo sulle esposizioni pediatriche l’arsenico, il cadmio, il piombo e il mercurio in (FMI) 10 principali paesi emergenti del Fondo monetario internazionale: Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Polonia , Russia, Corea del Sud, Taiwan e Turchia. Settantasei peer-reviewed, studi pubblicati in materia di esposizione a metalli pediatrica hanno incontrato i criteri di inclusione. Le concentrazioni di metalli nel sangue e nelle urine di questi studi sono stati generalmente più alti dei valori di riferimento degli Stati Uniti e molti studi hanno identificato effetti negativi per la salute associati con l’esposizione ai metalli. La prova di esposizione a metalli nella popolazione pediatrica di questi paesi dei Mercati Emergenti dimostra la necessità di interventi per ridurre l’esposizione e gli sforzi per stabilire i valori di riferimento specifici per paese attraverso la sorveglianza o biomonitoraggio. I risultati di revisione di questi 10 paesi indicano anche la necessità di politiche specifiche di salute pubblica e l’educazione sanitaria nei paesi dei mercati emergenti.

Link al’articolo originale:

http://www.hindawi.com/journals/ijped/2013/872596/

 

Il gruppo delle malattie cardiovascolari (CVD) è la principale causa di morte nel mondo. Ha ucciso il doppio delle malattie infettive e parassitarie, e tre volte di più che tutte le forme di cancro. Ci sono altri fattori di rischio cruciali accanto ai principali fattori di rischio individuati dal Framingham Heart Study. Negli ultimi anni, studi approfonditi hanno dimostrato la correlazione tra inquinamento ambientale e lo sviluppo di CVD. Alla domanda su quali tossine ambientali siano particolarmente dannose, si risponde con CERCLA, elenco delle principali sostanze pericolose, con le seguenti tossine: arsenico, piombo e mercurio. L’effetto di questi potenziali metalli tossici sullo sviluppo di malattie cardiovascolari include meccanismi patologici come l’accumulo di radicali liberi, danneggiamento di ossido nitrico sintetasi endoteliale, perossidazione lipidica e interferenze endocrine. Ciò porta al danno dell’endotelio vascolare, aterosclerosi, ipertensione e un aumento della mortalità da malattie cardiovascolari. Gli effetti cardiovascolari di esposizione ad arsenico, piombo, mercurio e il loro impatto sulla mortalità cardiovascolare devono essere inclusi nella diagnosi e nel trattamento di CVD.

Link all’articolo originale:

http://www.hindawi.com/isrn/hypertension/2013/234034/

 

 

Alla cortese attenzione del Ministro Corrado Clini

Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Cc: Ministro Renato Balduzzi

Ministro della salute

OGGETTO: Riunione dell’ Informal Council of European Union’s (EU) Environment Ministers su Qualità dell’aria e dell’ambiente urbano – Dublino, 22 aprile 2013

Egregio Ministro,

le presenti associazioni ambientaliste, comitati e gruppi di cittadini sensibili al problema dell‟inquinamento atmosferico le scrivono in vista dell‟imminente riunione del Consiglio dei Ministri dell‟Ambiente della Comunità Europea che si terrà il prossimo 22 Aprile 2013, chiedendole di sostenere azioni per migliorare la qualità dell‟aria in Europa e in Italia.

L‟inquinamento atmosferico rappresenta ancora oggi uno dei problemi ambientali più rilevanti e riguarda non solo le aree urbane ma anche altre zone, a partire da quelle situate a ridosso di grandi complessi industriali o altre attività particolarmente inquinanti. Le città rimangono comunque le aree più critiche. Secondo il dossier Mal‟ aria di città 2013 di Legambiente, lo scorso anno 52 capoluoghi di provincia hanno superato il bonus di 35 giorni di superamento del valore medio giornaliero di 50 microgrammi/metro cubo stabilito dalla legge per le polveri fini (PM10). Situazione particolarmente grave evidenziata anche dal Rapporto OCSE nel marzo 2013, oltre il 50% delle città europee più inquinate si trova infatti nel nostro Paese, con le situazioni più critiche nella pianura padana. Infine è stata la stessa Comunità Europea a chiedere all‟Italia misure risolutive per ridurre l‟inquinamento atmosferico. Il 19 dicembre 2012 è arrivata la sentenza da parte della Corte di Giustizia Europea che ha accolto il ricorso presentato dalla Commissione europea per l‟inadempienza dell‟Italia “(…) avendo omesso di provvedere, per gli anni 2006 – 2007, affinché le concentrazioni di PM10 nell’aria ambiente non superassero, nelle 55 zone e agglomerati italiani considerati nella diffida della Commissione europea del 2 febbraio 2009, i valori limite fissati all’art.5, par. 1, della direttiva 1999/30CE …(omissis)…, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza di tale disposizione.”.

L’urgenza e l’importanza di metter in campo azioni efficaci è dettata dalle conseguenze che una cattiva qualità dell’aria ha sui cittadini e sull’ambiente:

Effetti sulla salute umana. Nelle aree urbane di tutta Europa, oltre l‟80% della popolazione è esposta a rischiosi livelli di inquinamento atmosferico. Ogni anno, secondo i dati riportati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità, oltre 420.000 persone muoiono prematuramente per cause legate all‟inquinamento atmosferico e si stima una riduzione dell‟aspettativa di vita fino a 24 mesi nelle aree più inquinate. Per la situazione italiana si riporta quanto concluso da una ricerca condotta dal Joint Research Center della Commissione Europea in Lombardia. Tale studio ha concluso – all‟esito dell‟analisi chimica di oltre mille campioni di particolato raccolti in 10 diverse postazioni in Lombardia – che la popolazione di questa regione è esposta ad un rischio relativo di incidenza di tumore estremamente rilevante, un risultato ancor più grave considerando che sono state analizzate solo le sostanze cancerogene presenti nel PM10 e non tutti gli inquinanti: “The cancer risk we estimate for the Lombardy region does only take into account carcinogens in PM10, and an even higher overall cancer risk will be obtained if also gaseous compounds are included in the risk assessment” (Collaborative Research Project for Air Pollution Reduction in Lombardy (2006- 2010), 7° Rapporto, Parte I, pag. 12 – http://www.genitoriantismog.it). Arsenico, Diossine, mercurio piombo e numerosi altri inquinanti liberati nell’ambiente dalle attività antropiche, anche a dosi incredibilmente basse, possono causare danni al sistema nervoso in via di accrescimento che si possono manifestare con turbe del carattere, ritardo mentale, turbe del linguaggio, riduzione della capacità scolastica, turbe della sfera emotiva, riduzione del quoziente intellettivo, ecc. Alcuni ricercatori della Harvard School of Public Health, per questo motivo, hanno lanciato l’allarme circa una “Pandemia Silenziosa” che sta lentamente minando la salute e il futuro dei nostri figli (Grandjean 2006). Questi stessi agenti tossici interferiscono con il SISTEMA ENDOCRINO e causano un ampio spettro di problemi di apprendimento e di sviluppo quali una riduzione dell’inizio dell’età puberale, una riduzione della fertilità maschile e la compromissione di un normale decorso della gravidanza (WHO – UNEP, EDC – 2012). Arsenico, mercurio, piombo, diossine ed altre centinaia di inquinanti, hanno la capacità di modificare l’espressione genetica. Tale modifica può predisporre ad una malattia cronica come il diabete, l’arteriosclerosi ed il cancro che può manifestarsi decenni dopo l’esposizione ed essere trasmessa alle generazioni successive (Gluckman, 2008).

1. Enormi perdite economiche per la società. Solamente nel 2000, il danno economico per i problemi di salute provocati dall‟inquinamento atmosferico in Europa è stimato tra i 277 e i 790 miliardi di euro; stando ai limiti proposti dalla Organizzazione Mondiale della Sanità per il PM2.5, se questo venisse rispettato nelle maggiori 25 città di tutta Europa, si avrebbe un risparmio di oltre 31 miliardi di euro all‟anno, oltre i costi intangibili del benessere e dell‟aspettativa di vita. L‟analisi dei costi-benifici predisposta dalla DG Ambiente valuta i benefici, dalle economie per una revisione della Direttiva NEC (National Emission Ceilings), tra i 22 e i 70 miliardi di euro all‟anno.

 

2. Effetti sull’Ambiente. L‟inquinamento atmosferico danneggia la natura e le biodiversità a causa della deposizione di sostanze acidificanti ed eutrofizzanti oltre i valori di carico ammissibile degli ecosistemi sensibili in molte aree di tutta Europa. A questo si aggiungono “i danni alle colture causati dall’esposizione ad alte concentrazioni di Ozono (…) in particolare nell’Europa meridionale, centrale e orientale” come riportato dall‟Agenzia europea per l‟ambiente. Solo nell‟area padana viene stimata una riduzione di produzione agricola tra il 15% ed il 30% dovuto all‟impatto dell‟Ozono, degli Ossidi di Azoto e dei COV.

 

3. Effetti sul patrimonio architettonico e monumentale. Enormi sono i danni sui monumenti e sugli edifici storici causati dall‟inquinamento atmosferico a partire dal fenomeno delle “piogge acide”, altri fenomeni di corrosione dei monumenti, l‟annerimento delle superfici o l‟accelerazione dei processi di degradazione. Tutto questo comporta ingenti costi pubblici di restauro e manutenzione.

 

4. Migliorare la qualità dell’aria inoltre favorisce il raggiungimento degli obiettivi climatici. Anche gli attuali sforzi da parte dell‟Unione Europea riguardanti i cambiamenti climatici potranno beneficiare delle nuove azioni nel campo dell‟inquinamento atmosferico prodotto da gas ad effetto serra e da altri inquinanti atmosferici, in quanto provenienti generalmente dalle stesse sorgenti.

 

Gli interventi e le azioni volte a ridurre e contrastare l‟inquinamento dell‟aria sono richieste dalla grande maggioranza dei cittadini europei. Secondo il sondaggio Eurobarometro 2013, quasi l‟80% degli intervistati ritiene necessarie ulteriori misure per affrontare il problema della qualità dell‟aria in Europa. In particolare la percezione del 67% degli intervistati è che la qualità dell‟aria negli ultimi dieci anni sia peggiorata. Sempre secondo l‟indagine risulta che la popolazione italiana risulta essere la più preoccupata dall‟impatto dell‟inquinamento atmosferico, e per ben l‟87% dei connazionali intervistati le autorità pubbliche non stanno facendo abbastanza per il miglioramento della qualità dell‟aria nel nostro paese.

Occorre agire subito e i fondi UE 2014-2020 rappresentano un importante strumento per migliorare la qualità dell‟aria attraverso azioni concrete ed efficaci (dalla mobilità urbana agli interventi per l‟efficienza energetica degli edifici e per la riduzione delle emissioni industriali, fino a reti di monitoraggio efficienti sulle polveri sottili, sistemi di informazione sulla qualità dell‟aria disponibili facilmente on line e campagne di informazione sui rischi per la salute rivolte alla popolazione).

Le tre azioni prioritarie su cui riteniamo necessario un suo intervento sono:

1. L’adozione di significativi impegni di riduzione delle emissioni nell’ambito della revisione della direttiva NEC. In particolare riteniamo necessario fissare limiti di emissione più stringenti e aumentare il numero di sostanze inquinanti a cui la direttiva si riferisce, aggiungendo anche il PM2,5 per il raggiungimento di “livelli di qualità dell’aria che non causino significativi effetti negativi, né rischi per la salute umana e per l’ambiente” (Long-term obiective of the 6th EU Environment Action Programme)

 

2. L’adozione di una normativa di settore che punti alla netta riduzione delle emissioni da tutte le fonti principali. Occorre agire con urgenza per ridurre le elevate emissioni dovute dai settori principali come i trasporti (stradali, non stradali e navali), la combustione su piccola e media scala, l‟agricoltura e l‟uso di solventi.

 

3. L’implementazione e il rafforzamento delle attuali norme europee sulla qualità dell’aria prevedendo misure più severe e limiti più stringenti sulla base delle più recenti raccomandazioni fornite dall‟OMS.

 

Queste tre priorità (esplicitate nell‟allegato) sono state condivise e proposte da oltre 60 associazioni ambientaliste europee e sono state inviate alla Commissione Europea il 4 marzo scorso.

Alla luce di quanto scritto è evidente che ogni ulteriore ritardo nelle politiche di riduzione dell‟inquinamento atmosferico sia ingiustificato e inaccettabile. Per questo confidiamo nel suo impegno a supporto di tali azioni nel prossimo incontro del 22 aprile a Dublino e nei mesi a seguire, inviandole i più cordiali saluti.

Ambiente e lavoro, AmbienteScienze, Ambiente & sviluppo, Energia Felice, Eurosolar Italia, FAI, Genitori Antismog, Italia Nostra, INU, ISDE, Legambiente, Lipu, Mantua Mothers, Movimento difesa del cittadino, Peacelink, Federazione nazionale Pro Natura, VAS Verdi ambiente e società, WWF

Contatti:

Legambiente, Via Salaria 403, 00199 Roma tel. 06862681 – http://www.legambiente.it

Genitori Antismog, Via Ludovico da Viadana 9, 20122 MILANO, Tel . 0039- 02- 58430613 http://www.genitoriantismog.it

Allegato

NGO priorities for the review of the Thematic Strategy on Air Pollution

This paper gathers the views of 60 environmental, health and citizens’ NGOs from across the EU

which came together to submit their input to the European Commission’s consultation on the review of the Thematic Strategy on Air Pollution. Below are the three priorities for which we would like to see legislative action in 2013 – 4 March 2013

Background

Air pollution remains a major environmental and health problem across the EU. High concentrations of particulate matter (PM) and ozone are most harmful to human health. In urban areas, between 80 and 97% of the population is exposed to levels of pollution which are above the World Health Organisation‟s (WHO) guidelines for health protection1. This results in nearly half a million premature deaths in the EU each year2, increased hospital admissions, extra expenditure on medication, and millions of lost working days.

1 ”Air quality in Europe – 2012 report.” EEA Technical Report No 4/2012.

2 “Assessment of the health impacts of exposure to PM2.5 at a European level.” ETC/ACC Technical Paper 2009/1 (June 2009).

3 ”CAFE CBA Baseline Analysis 2000-2020.” (April 2005). Report to the European Commission by AEA Technology UK.

4 “Review of evidence on health aspects of air pollution – REVIHAAP”. WHO, January 2013.

5 EU 6th Environmental Action Programme (6th EAP).

Air pollution has a major impact on Member States‟ finances. In the year 2000 alone, the health damage from air pollution amounted to between €277 and €790 billion3. This „only‟ covers health costs, not all other damages, for instance to ecosystems, crops and materials. Air pollution damages nature and biodiversity with the deposition of acidifying and eutrophying substances still exceeding the critical loads of sensitive ecosystems over large areas in Europe.

In January 2013, the WHO concluded that since 2005 considerable amounts of new scientific evidence has been published that more than confirms the WHO Air Quality Guidelines4. Worse, new evidence shows that damaging effects can occur at levels lower than the 2005 Guidelines. The range of health impacts also appears to be much broader than previously thought, with new evidence of links with neurodevelopmental and cognitive function effects as well as with diabetes.

Despite the fact that evidence concerning the harmful impacts of air pollution has continued to pile up, the recent history of the EU‟s air pollution policy has been characterized by several delays and missed opportunities, including the introduction of time extensions into the Air Quality Directive in 2008 and repeated postponements of the revision of the National Emissions Ceilings (NEC) Directive.

During the 2013 “Year of Air”, the EU has a chance to make things right. A package of proposals is expected to be published by the European Commission around September. Below, we highlight three priority actions which, combined, could put the EU on the right track towards the achievement of “levels of air quality that do not give rise to significant negative impacts on and risks to human health and the environment”5. These are:

1. The adoption of ambitious emission reduction commitments in the revised NEC Directive, both for existing and „new‟ pollutants;

2. The adoption of sector legislation to cut emissions from all major sources;

3. The enforcement and strengthening of ambient air quality limit values.

We call upon the three EU institutions to come up with an agreement on all three priority actions and to start working towards this objective as early as possible in 2013.

Priority Action 1: Ambitious emission reduction commitments in the revised NEC Directive

The NEC Directive is the cornerstone of EU legislation on air pollution control. In the Commission‟s 2005 Thematic Strategy on Air Pollution (TSAP), the revision of the NEC Directive was described as one of the

key instruments to achieve the TSAP‟s interim objectives for 2020. The revision would set new emission ceilings for 2020, and expand the number of air pollutants covered from four to five by adding ceilings for fine particles (PM2.5).

The NEC Directive has proven to be an effective tool to reduce air pollution and has been relatively well implemented by Member States. According to the latest reporting by national governments for the year 2011, 92 of the 108 ceilings have been met6. Several of the 16 expected breaches are minor. Under business as usual, all 2010 ceilings are expected to be broadly met by 20207. The same applies to the 2020 commitments made by the EU and Member States under the revised Gothenburg Protocol, which shows even weaker ambition than the business as usual scenario8. Meeting the Gothenburg Protocol targets will therefore not require any additional efforts by Member States, nor would it deliver any additional benefits in terms of air quality.

6 “NEC Directive Status Report”. EEA Technical report No 6/2012.

7 TSAP Report #1. « Future emissions of air pollutants in Europe – Current legislation baseline and the scope for further reductions » (June 2012).

8 “Environmental improvements of the revision of the Gothenburg Protocol”. CIAM Report 1/2012 (May 2012).

9 “Cost-benefit Analysis of Scenarios for Cost-Effective Emission Controls after 2020”. EMRC, November 2012.

There are strong reasons to aim high for ambitious emission reduction commitments in the revised NEC Directive. The cost-benefit analyses prepared for the NEC Directive revision and for the Gothenburg Protocol revision show that the monetised health benefits alone significantly exceed the estimated costs, even for the highest reduction levels analysed9. An ambitious NEC Directive is key to reduce the health and environmental damage caused by transboundary air pollution and thus to achieve the objectives of the EU‟s 6th Environmental Action Programme.

We therefore call upon the European Commission, European Parliament and Council to adopt ambitious binding emission reduction commitments for 2020, 2025 and 2030. The level of ambition for 2020 should go significantly beyond those of the revised Gothenburg Protocol and the 2005 TSAP. For 2030, the aim should be to have made significant progress to achieve the long term objectives of the 6th EAP, i.e. “levels of air quality that do not give rise to significant negative impacts on and risks to human health and the environment.”

An ambitious revised NEC Directive can also make a major contribution to tackling climate change. This can be achieved through binding reduction commitments for methane, a potent greenhouse gas and ozone precursor which impacts both human health and the environment, as well as for black carbon, under a new mandatory commitment for PM2.5.

We therefore call upon the European Commission to propose ambitious new emission reduction commitments for the four already regulated pollutants, PM2.5 and methane and to propose new action to control emissions of black carbon and mercury.

Priority Action 2: Adoption of sector legislation to cut emissions from all major sources

Source policy has been identified by a large number of stakeholders including regional and city authorities as one of the most effective ways of cutting air pollution. It can deliver quick and effective reductions of certain emissions and thus help to achieve air quality standards more easily.

A number of sources have been identified as particularly problematic because of their large emissions of harmful air pollutants. They include the agriculture sector (ammonia, methane, primary PM), domestic solid-fuel combustion (PM, VOCs), small industrial combustion plants (NOx, SO2, PM), road vehicles (NOx, PM), non-road mobile machinery (NOx, PM), international shipping (SO2, NOx, PM) and solvent use (VOCs).

For these sources, despite the existence of significant reduction potentials and well documented readily available abatement techniques or alternatives, the EU legislative framework is insufficient, inadequate or non-existent. If no action is taken in these areas, additional efforts will have to be made elsewhere, for instance in local air quality management or in further reducing emissions from other already regulated sources which might be more difficult and/or costly. In addition, the political support for EU science-based air quality limit values depends to a significant extent on EU efforts to actually reduce the emissions concerned.

The review should look into both technical and non-technical potentials for these sources. For existing products, vehicles or construction machines, new standards are necessary but should be complemented by retrofit incentives, economic instruments, market surveillance and in-use compliance regimes.

We therefore call upon all three EU institutions to take immediate steps to regulate all sources where EU law is non-existent, insufficient or inadequate and for the European Commission to include sector specific proposals in its 2013 legislative package.

Priority Action 3: Enforcement and strengthening of EU‟s ambient air quality limit values

EU-wide binding limit values set to protect people‟s health and the environment have proven to be a very effective tool to improve air quality and trigger local action. In fact, these limits have been the main driver for action in many places in the EU.

But the current EU air quality standards are inadequate to protect our health. Compared to the WHO recommendations – and to standards in force in the United States10 – EU limits are lagging behind, in particular when it comes to fine particles (PM2.5). More stringent standards would deliver many benefits in the medium and long term. Attaining the WHO recommended limits for PM2.5 in 25 large European cities alone could provide savings of €31.5 billion annually, including savings on health expenditures, absenteeism and intangible costs such as well-being, life expectancy and quality of life11.

10 See US EPA webpage : http://www.epa.gov/pm/actions.html.

11 “Summary report of the Aphekom project 2008-2011”. March 2011. Available at: http://www.aphekom.org.

12 Thematic Strategy on Air Pollution, Communication from the Commission to the Council and the European Parliament, 21 September 2005.

The strict enforcement of air quality limits is also crucial for the protection of citizens‟ health. The introduction of “flexibility” in the application of limit values, for example through the introduction of further time extensions or partnership agreements, could render limit values unenforceable and therefore meaningless.

The review should therefore aim to strengthen the EU-wide binding limit values and align them with the WHO recommended levels, especially for PM2.5. The Commission should also speed up infringement action and ensure that the provisions of the Aarhus Convention are fully implemented both within national legal systems and within EU air pollution legislation.

This would help to drive action in places where citizens are still exposed to unacceptably high levels of pollution, ensuring that the same level of minimum protection is guaranteed to all EU citizens, regardless of the place they live.

In 2005, the European Commission stated that “the magnitude of the effects of air pollution is too large to ignore” and that “doing nothing more beyond implementing existing legislation is not a sensible option.”12 Now, eight years later, it is high time for the European Commission to put these words into action and come forward with a legislative package with ambitious revisions, binding commitments and a comprehensive set of measures for all major sources concerned. This would benefit the EU‟s citizens, its environment and national budgets.

These three priorities were sent by over 60 citizens’ environmental organizations across Europe to the European Commission on March 4th (List of supporters here).

OBIETTIVI: L’obiettivo di questo studio metallomico è quello di indagare in modo esaustivo alcune relazioni tra il rischio di cancro e i minerali, tra cui i metalli essenziali e tossici.

METODI: Ventiquattro minerali, essenziali e tossici, in campioni di capelli sono stati misurati con la spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma (ICP-MS) in 124 pazienti con cancro e 86 soggetti di controllo, e l’associazione cancro-minerali analizzata con regressione logistica multipla.

RISULTATI: L’analisi di regressione logistica multipla ha dimostrato che diversi minerali sono significativamente correlati al cancro, positivamente o negativamente. Il minerale più cancro-correlata era iodio (I) con il più alto coefficiente di correlazione r = 0,301, seguito da arsenico (As; r = 0,267), zinco (Zn; r = 0,261), e sodio (Na; r = 0,190) , con p <0,01 per ogni caso. In contrasto, selenio (Se) è inversamente correlato al cancro (r = -0,161, p <0,05), seguito da vanadio (V) (r = -0,128). Regressione lineare multipla valore era altamente correlata significativamente con probabilità di cancro (R (2) = 0,437, p <0,0001), e l’area sotto la caratteristica curva operativa (ROC) è stata calcolata in 0,918. Inoltre, utilizzando tabelle di contingenza e il test chi-quadro, la precisione di discriminazione per il cancro è stato stimato a 0,871 (chi-quadrato = 99,1, p <0,0001).

CONCLUSIONI: Questi risultati suggeriscono che alcuni minerali come arsenico, selenio, e probabilmente iodio, zinco, sodio e vanadio, possano contribuire alla regolazione del cancro e anche che lo studio metallomico utilizzando l’analisi di regressione logistica multipla è un utile strumento per la stima del rischio di cancro.

Link all’articolo originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19568830

 

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