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La chiarificazione della patogenesi e del trattamento dei disturbi dello spettro autistico è una delle sfide odierne. In questo studio esaminiamo le concentrazioni di 26 elementi traccia nei capelli di 1.967 bambini con disordine autistico (1.553 maschi e 414 femmine). Sono stati osservati 584 (29,7%), 347 (17,6%) e 114 (5,8%) soggetti con bassi livelli di, rispettivamente, zinco, magnesio e calcio e nel 2,0% o meno per gli altri metalli essenziali. Il tasso di incidenza della carenza di minerali è stato osservato soprattutto nei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Al contrario, 339 (17,2%), 168 (8,5%) e 94 (4,8%) soggetti mostravano un elevato carico, rispettivamente, di alluminio, cadmio e piombo e 2,8% o meno, di mercurio e arsenico. Questi risultati suggeriscono che la carenza di zinco e di magnesio e/o la presenza di elevati livelli di metallici tossici nella prima infanzia possono  giocare un ruolo epigenetico principale come fattori ambientali nei disturbi autistici e che l’approccio alla metallomica può portare ad uno screening precoce e alla prevenzione dei disordini del neurosviluppo.

Link all’articolo originale:
https://www.nature.com/articles/srep01199

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Scopo

La carenza di zinco può indurre gravi problemi clinici del sistema gastrointestinale (GI) e del sistema immunitario e può influenzare la crescita e lo sviluppo. E’ più grave nei pazienti più giovani. La carenza cronica  di zinco si riflette più precisamente nei capelli che nel siero. Abbiamo studiato i livelli di zinco e altri micronutrienti nei capelli e nel siero in bambini malnutriti cronici per identificare quali micronutrienti sono coinvolti o correlati con gli altri.

Metodi

Le analisi minerali dei capelli sono state effettuate in 56 bambini (età, 1-15 anni) che si presentavano con malnutrizione, scarsa crescita, scarso appetito, anoressia, con/senza altri sintomi gastrointestinali (diarrea, dolori addominali, stitichezza) dall’agosto 2012 al marzo 2015. Sono stati inoltre condotti studi biochimici per macronutrienti e micronutrienti importanti.

Risultati

Una carenza di zinco nei capelli è stata diagnosticata nell’88%, mentre carenza di zinco nel siero è stata diagnosticata nel 55% dei bambini. Non c’era alcuna correlazione statistica tra siero e livello di zinco  dei tessuti. I livelli di zinco nei capelli erano altamente correlati con i livelli di vitamina D nel siero (r = -0,479, p = 0.001), che ha mostrato anche correlazione con i livelli di magnesio e calcio nei capelli (r = 0,564, 0,339, p = 0,001, 0,011). Il livello di calcio nei capelli era correlato con la pre-albumina sierica (r = 0,423, p = 0,001). Tali correlazioni possono spiegare il fenomeno per cui la principale manifestazione clinica della carenza di zinco è la scarsa crescita corporea. I sintomi clinici sono stati risolti nella maggior parte dei bambini dopo una supplementazione di zinco.

Conclusione

Il livello di  zinco nei capelli e le analisi dei minerali risultano utili come guida terapeutica nelle indagini cliniche dei bambini con malnutrizione e scarsa crescita.

Link all’articolo originale:

ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5234415

L’interesse per uno stato di carenza di magnesio (Mg) come fattore di rischio per la malattia di Alzheimer (AD) è in aumento per via delle sue proprietà antiossidanti e neuro-protettive. È stata intrapresa una ricerca sistematica, su PubMed, di studi che hanno valutato lo stato del Mg comparando i malati di AD ai controlli sani (HC), o ai pazienti con malattie diverse (controlli medici [MC]). Differenze medie standardizzate (componenti SMD) ± 95% intervallo di confidenza (IC) sono state calcolate per tutti i risultati. Di 192 studi potenzialmente ammissibili, 13 sono stati inclusi (559 pazienti con AD, 381 HC, e 126 MC). Rispetto ai controlli sani HC, nei pazienti con AD era significativamente più bassa la quantità di Mg nel liquido cerebrospinale (2 studi; SMD = -0.35; P = .02) e nei capelli (2 studi; SMD = -0.75; p = 0,0001). Non ci sono differenze evidenti tra AD e controlli per il Mg nel siero. In conclusione, la malattia di Alzheimer sembra essere associata con uno livello di Mg inferiore rispetto ai controlli sani, mentre la scarsità di studi ha limitato le conclusioni circa il gruppo MC.

Link all’articolo originale:BLOG___[2]
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26351088

abstract
Il sessanta per cento dei casi di depressione clinica sono considerati casi di depressione resistente al trattamento (TRD). La carenza di magnesio provoca una anomalia che porta l’accoppiata N-metil-D-aspartato (NMDA) e canali del calcio ad essere sbilanciata verso l’apertura, causando danno neuronale e disfunzioni neurologiche, che possono manifestarsi negli esseri umani come depressione maggiore. La somministrazione orale di magnesio negli animali ha portato ad effetti antidepressivi-like che erano paragonabili a quelli di forti farmaci anti-depressivi. È stato trovato basso contenuto di magnesio nel liquido cerebro-spinale (CSF) in casi di depressione suicida resistente al trattamento e in pazienti che hanno tentato il suicidio. È stato trovato basso contenuto di magnesio nel cervello in casi di TRD, usando la risonanza magnetica nucleare spettroscopica al fosforo, un mezzo preciso per misurare il magnesio nel cervello. …… Anche se il primo rapporto di un trattamento con magnesio per la depressione grave è stato pubblicato nel 1921, che mostrava il successo in 220 su 250 casi, non ci sono segnalazioni di casi moderni che mostrano una rapida conclusione di TRD, sono stati trovati solo pochi studi clinici moderni. Uno studio clinico randomizzato del 2008, ha dimostrato che il magnesio è risultato efficace quanto l’antidepressivo triciclico imipramina nel trattamento della depressione nei pazienti diabetici e senza gli effetti collaterali della imipramina. Magnesio per via endovenosa e orale, in protocolli specifici, sono stati segnalati migliorare rapidamente la TRD in modo sicuro e senza effetti collaterali. Il magnesio è stato in gran parte rimosso da alimenti trasformati, cosa che può potenzialmente danneggiare il cervello. Calcio, glutammato e aspartato sono additivi alimentari comuni che possono peggiorare i disturbi affettivi. Ipotizziamo che – nel loro insieme – ci sono prove più che sufficienti per coinvolgere l’inadeguato apporto di magnesio nella dieta come la causa principale di TRD, e che i medici dovrebbero prescrivere magnesio per i casi di TRD. Poiché inadeguata presenza di magnesio nel cervello sembra ridurre i livelli di serotonina, e poiché gli antidepressivi hanno dimostrato di agire sull’innalzamento di magnesio nel cervello, abbiamo ulteriormente ipotizzato che il trattamento con magnesio risulterà vantaggioso per quasi tutti i depressi, non solo nei casi di TRD.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/19944540/?i=2&from=/16542786/related

Autori:

Valentina F. Domingues 1,†, Cinzia Nasuti 2,†, Marco Piangerelli 3, Luísa Correia-Sá 1, Alessandro Ghezzo 4, Marina Marini 4, Provvidenza M. Abruzzo 4, Paola Visconti 5, Marcello Giustozzi 6, Gerardo Rossi 6 and Rosita Gabbianelli 2,*

Abstract: Il numero di bambini affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD) è drammaticamente in aumento, così come in aumento sono gli studi volti a comprendere i fattori di rischio associati allo sviluppo di ASD. Poiché l’eziologia dell’ ASD è in parte genetica e in parte ambientale, fattori (come metalli pesanti, pesticidi) e stile di vita sembrano avere un ruolo chiave nello sviluppo della malattia. Sono stati confrontati  bambini con ASD e bambini sani come controllo (CTR), di età compresa tra 5-12 anni. La “gas-chromatography coupled with trap mass detector”  è stata utilizzata per misurare il livello di 3-PBA, il principale metabolita dei piretroidi nelle urine in un gruppo di pazienti  ASD, mentre è stata impiegata la “spettrometria ottica  ad  emissione atomica accoppiata induttivamente al plasma di argon” (ICP-OES) per valutare il livello di metalli e microelementi nei capelli di un diverso gruppo di bambini ASD e CTR. La presenza di 3-PBA nelle urine sembra essere indipendente dall’età nei bambini ASD, mentre una correlazione positiva tra 3 PBA ed età è stata osservata nel gruppo di controllo con lo stesso range di età. La concentrazione di 3-BPA nelle urine dei bambini ASD aveva valori superiori rispetto al gruppo di controllo, con risultati marginalmente significativi (p = 0,054). I livelli di Magnesio risultavano  significativamente diminuiti in ASD rispetto ai controlli, mentre Vanadio, Zolfo, Zinco ed il rapporto Ca/Mg sono stati marginalmente più alti, senza raggiungere la significatività statistica. I risultati di analisi delle componenti principali (PC) di metalli e microelementi nei capelli non avevano associazione  con l’età o lo stato di salute.  In conclusione, il 3-PBA nelle urine ed il Magnesio nei capelli presentano alterazioni  nei bambini ASD rispetto a quelli di controllo.

Link all’articolo originale:

http://www.mdpi.com/1660-4601/13/4/388/htm

 

Abstract

BACKGROUND/AIM: Lo studio è stato effettuato per determinare se ci fosse una differenza tra le concentrazioni, sieriche e nei capelli,  degli elementi traccia nei pazienti con malattia di Alzheimer (AD) a confronto con soggetti sani.

MATERIALI E METODI: Nel siero e nei capelli sono stati misurati i livelli di rame, selenio, zinco, magnesio, manganese e ferro mediante spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma, in pazienti con AD e partecipanti sani, ed i risultati ottenuti sono stati confrontati statisticamente.

RISULTATI: La media dei livelli di selenio e zinco nei capelli di pazienti con AD era significativamente inferiore ai livelli trovati nel gruppo di controllo (P <0,05). Nei pazienti con AD era significativamente più alta la media dei livelli di rame e manganese nei capelli rispetto ai controlli. Non ci sono state differenze significative tra pazienti con AD e controlli sani in rapporto ai livelli di ferro e magnesio nei capelli (p> 0.05). I livelli degli elementi traccia nei capelli e nel siero (rame, selenio, zinco, magnesio, manganese e ferro) in pazienti con AD non hanno mostrato differenze significative secondo il “mini mental test scores” o il sesso (P> 0,05).

CONCLUSIONE: Alcuni livelli degli elementi in traccia possono cambiare nei pazienti con AD. Dato il carattere più permanente, l’analisi dei livelli di questi elementi nei capelli può essere superiore alle analisi del sangue.

“ … In conclusione, i nostri risultati dimostrano che alcuni degli elementi traccia, in particolare i livelli nei capelli di Cu, Se, Mn e Zn, possono cambiare nei pazienti con AD. Queste alterazioni possono suggerire un potenziale ruolo degli oligoelementi nella eziopatogenesi dell’AD. I risultati di precedenti studi hanno mostrato variazioni dei livelli di elementi traccia nel siero in pazienti con AD, e  noi abbiamo trovato alcune  differenze nelle concentrazioni di elementi in traccia dei capelli e del siero tra i pazienti con AD e gruppo dei sani. Questi risultati suggeriscono che i livelli di oligoelementi nei capelli potrebbero fornire più accurate informazioni sul livello degli oligoelementi in pazienti con AD. La normalizzazione di questi elementi può essere critica per lo sviluppo di strategie preventive e terapeutiche per l’AD. Valutazioni successive saranno utili nella comprensione dei ruoli esatti degli oligoelementi nella eziopatogenesi di AD. ….”

Link all’articolo originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26738344

 

Gli oligoelementi hanno un impatto su numerosi processi fisiologici. Il monitoraggio dei livelli nell’organismo consente di rilevare non solo le loro carenze, ma anche diverse malattie. Lo scopo di questo studio è stato quello di confrontare i livelli di elementi essenziali (calcio, magnesio, zinco, rame, ferro, manganese) in capelli , unghie e siero sia di pazienti affetti da cancro della laringe che di persone sane. La determinazione dei sei metalli è stata effettuata con spettrometria di massa accoppiata induttivamente al plasma (ICP-MS) e spettrometria ottica ad emissione accoppiata induttivamente al plasma (ICP-OES). La concentrazione di elementi essenziali nei capelli ed unghie del gruppo di controllo era, dal punto di vista statistico, significativamente più alta rispetto al gruppo di pazienti con cancro della laringe. Nel caso del siero, sono state riscontrate differenze tra i pazienti e controlli per quanto riguarda il livello di tre metalli. I risultati delle principali componenti di analisi (PCA) hanno rivelato un forte e similare comportamento di un raggruppamento di elementi essenziali per i capelli e le unghie. I metalli non correlavano tra due materiali alternativi. Il presente studio ha indicato che, utilizzando il livello di elementi essenziali nei capelli ed unghie come base, è possibile distinguere pazienti oncologici da persone sane. I materiali alternativi sono indipendenti dall’omeostasi e sembrano quindi essere più utili nel rilevamento di malattie e carenze minerali nell’uomo rispetto ai materiali biologici classici, come il sangue.

Link all’articolo originale:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26004894

L’autismo è una patologia multifattoriale osservati in bambini con livelli alterati di elementi essenziali ed elevati livelli di elementi tossici. Ci sono anche studi che riportano un decremento di oligoelementi nutrizionali nei capelli e unghie dei bambini autistici rispetto ai controlli sani; inoltre, i bioelementi hanno dimostrato di giocare un ruolo importante nel sistema nervoso centrale. Pertanto, lo scopo di questo studio era quello di valutare i livelli di oligoelementi, come rame (Cu), zinco (Zn), magnesio (Mg), selenio (Se) ed elementi tossici, come mercurio (Hg) e piombo (Pb ), nei campioni di capelli e unghie dei bambini autistici e valutare se il livello di questi elementi può essere correlato con la gravità dell’autismo. I soggetti dello studio sono stati 45 bambini autistici con diversi gradi di gravità (autismo a basso (LFA), medio (MFA) e alto (HFA) funzionamento) in base al Childhood Autism Rating Scale, n = 15 bambini in ogni gruppo, e 50 bambini sani (età e sesso combinati). Il rapporto di maschi e femmine coinvolti in questo studio è stato di 4: 1, età dai 4 ai 12 anni. Lo studio ha osservato una valida indicazione del carico corporeo di Cu nei bambini autistici. I bambini con diversi gradi di autismo hanno mostrato elevata significatività (p <0.001) del livello di rame nei loro campioni di capelli e unghie, rispetto ai controlli sani. Il livello di Cu nei bambini autistici potrebbe essere correlato con il loro grado di gravità (più carico di Cu, più grave è l'autismo). Lo studio ha mostrato un aumento significativo (p <0.001) dei livelli di metalli tossici, piombo e mercurio, in entrambi i campioni di capelli e unghie di bambini autistici rispetto al gruppo di controllo sano. L'elevazione è stata molto pronunciata nei soggetti del gruppo LFA rispetto tra i gruppi autistici MAE e HFA. I livelli di oligoelementi Mg e Se sono diminuiti significativamente (p <0,001) nei bambini autistici rispetto al gruppo di controllo. L'oligoelemento Zn ha mostrato variazioni significative sia in capelli che unghie dei bambini del gruppo LFA rispetto al gruppo di controllo ed agli altri gruppi di studio. L'aumento significativo nella concentrazione di Cu, Pb e Hg e la significativa diminuzione della concentrazione di Mg e Se osservata nei campioni di capelli e unghie di soggetti autistici potrebbero essere ben correlati con i loro gradi di gravità.

Link all’articolo originale:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20625937

BACKGROUND:
I metalli essenziali, cromo (Cr), magnesio (Mg), manganese (Mn) e zinco (Zn), sono necessari per molti processi metabolici e la loro omeostasi è fondamentale per la vita. I metalli tossici, cadmio (Cd) e piombo (Pb), non hanno un ruolo benefico nel metabolismo umano. Lo scopo di questo studio è stato quello di analizzare i livelli di Cd, Cr, Mg, Mn, Pb e Zn in campioni di capelli dei pazienti affetti da diabete mellito di tipo 2 di entrambi i sessi, di età compresa tra 30 e 50 anni, che vivono nelle aree urbane dell’Irlanda e del Pakistan. A scopo di confronto, soggetti di pari età non diabetici, di entrambi i paesi, sono stati scelti come referenti.
METODI:
Le concentrazioni di metalli in campioni di capelli sono stati misurati con spettrofotometro ad emissione atomica induttivamente accoppiato al plasma e spettrofotometro ad assorbimento atomico, dopo digestione acida a microonde. La validità e la precisione del metodo sono stati verificati con metodo convenzionale wet-acido-digestione e utilizzando materiali di riferimento certificati.
RISULTATI:
I valori medi di Cd e Pb erano significativamente più alti nei campioni di capelli dei pazienti diabetici sia pakistani che irlandesi rispetto ai referenti di entrambi i paesi (P <0,001). Al contrario, più basse concentrazioni di Cr, Mg, Mn e Zn (P <0,01) sono state rilevate nei capelli dei pazienti affetti da diabete di tipo 2 rispetto ai soggetti sani di entrambi i paesi.
CONCLUSIONE:
Questo studio ha dimostrato che l’aumento degli elementi tossici e la diminuzione di elementi essenziali sono associati a diabete mellito. Pertanto, questi elementi possono giocare un ruolo nello sviluppo e nella patogenesi del diabete mellito.

Link all’articolo originale:

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Comparative+metal+distribution+in+scalp+hair+of+Pakistani+and+Irish+referents+and+diabetes+mellitus+patients

 

Abstract

Il chiarimento della patogenesi e il trattamento dei disturbi dello spettro autistico è una delle sfide di oggi.  In questo studio, esaminiamo le concentrazioni nei capelli di 26 oligoelementi per 1.967 bambini con disturbi autistici (1553 maschi e 414 femmine). Cinquecento e 84 (29,7%), 347 (17,6%) e 114 (5,8%) dei soggetti è risultato carente di zinco, magnesio e calcio, rispettivamente, e 2,0% o meno negli altri metalli essenziali. Il tasso di incidenza di carenza di minerali è stato molto osservato in bambini di età compresa tra 0-3 anni. Al contrario, per 339 (17,2%), 168 (8,5%) e 94 (4,8%) individui è stato trovata elevata presenza di alluminio, cadmio e piombo, e nel 2,8% o meno, mercurio e arsenico. Questi risultati suggeriscono che carenza infantile di zinco e magnesio e/o carichi di metalli tossici possono svolgere epigeneticamente un ruolo principale come fattori ambientali nei disturbi autistici e che un approccio metallomico può portare a uno screening precoce e alla prevenzione dei disturbi dello sviluppo neurologico.

Link all’articolo originale:

http://www.nature.com/srep/2013/130204/srep01199/full/srep01199.html

 

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