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“ …. Mentre l’associazione tra inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche agenti sul sistema endocrino e il rischio di disturbi dello spettro autistico sta ricevendo ulteriori conferme, l’ipotesi di una vera e propria relazione causale tra di loro ha bisogno di ulteriori dati. I possibili meccanismi patogenetici attraverso cui i fattori ambientali possono portare a disturbi dello spettro autistico in individui geneticamente predisposti sono stati riassunti, dando particolare enfasi al ruolo sempre più importante dell’epigenetica. …

La ricerca futura dovrebbe indagare se vi è una differenza significativa nella prevalenza di ASD fra le nazioni con livelli alti e bassi dei vari tipi di inquinamento. ….

Finora, la stragrande maggioranza degli studi che hanno cercato una correlazione tra inquinanti e l’autismo sono stati condotti negli Stati Uniti. Questo può essere un fattore limitante dal punto di vista epidemiologico, soprattutto perché la maggior parte dei pochi studi condotti altrove non hanno confermato i risultati ottenuti negli USA. Non è chiaro se ciò sia dovuto a problemi metodologici o reali differenze tra le aree geografiche considerate. Secondo Shelton et al. un obiettivo molto importante della ricerca riguardante le interazioni tra genetica e ambiente è l’identificazione delle popolazioni vulnerabili, anche in vista di una corretta prevenzione. Infine, un altro aspetto che gli autori considerano molto importante per la ricerca in questo campo è l’uniformità di criteri diagnostici e strumenti di valutazione per ASD, al fine di rendere i risultati degli studi effettuati in tutto il mondo comparabili. …..

È tuttavia da rilevare che, secondo l’osservazione di Turville e Golden, la meta-analisi di Taylor et al.  ha confermato studi precedenti dimostrando  che L’INCIDENZA  DI ASD È SIMILE IN GRUPPI DI BAMBINI CHE SONO STATI VACCINATI IN MODO DIVERSO, MA NON HA CONFRONTATO L’INCIDENZA DI ASD NEI BAMBINI VACCINATI E NON VACCINATI. Pertanto,  vi è ancora qualche incertezza riguardo a questa materia e, in accordo con Sealey et al., questo argomento dovrebbe essere studiato ulteriormente e la comunità scientifica deve ancora essere vigile per quanto riguarda la possibile associazione tra vaccini e ASD. Tuttavia, per quanto detto sopra, LE VACCINAZIONI SEMBRANO ESSERE UNA SCELTA INGIUSTIFICATA E PERICOLOSA PER LA SALUTE PUBBLICA. ….

Inoltre, PIOMBO, MERCURIO E ARSENICO sono NOTE SOSTANZE NEUROTOSSICHE che possono ATTRAVERSARE LA BARRIERA EMATO-ENCEFALICA E COMPROMETTERE LO SVILUPPO NEUROLOGICO. Meccanismi epigenetici si possono ipotizzare sulla base dei risultati dello studio sperimentale sugli animali effettuati da Hill et al …. ”

Abstract

Obiettivo:  i disturbi dello spettro autistico sono condizioni persistenti  per tutta la vita e spesso devastanti che colpiscono gravemente il funzionamento sociale e l’autosufficienza. L’eziopatogenesi è presumibilmente multifattoriale, risultante da un’interazione molto complessa tra fattori genetici e ambientali. Il drammatico aumento della prevalenza  del disturbo dello spettro autistico osservata nel corso degli ultimi decenni ha portato a porre l’accento sul ruolo dei fattori ambientali nell’eziopatogenesi. L’obiettivo di questa revisione biomedica  è stato quello di riassumere e discutere i risultati dei più recenti e rilevanti studi sui fattori ambientali ipoteticamente coinvolti nell’ eziopatogenesi dei disturbi dello spettro autistico. Fonti: La ricerca è stata eseguita in PubMed (National Library of Medicine) sui fattori ambientali ipoteticamente coinvolti nella eziopatogenesi  non sindromica del disturbo dello spettro autistico, tra cui: inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche agenti  sul sistema endocrino, inquinamento elettromagnetico, vaccinazioni e modifiche dietetiche. Sintesi dei risultati: mentre l’associazione tra inquinanti atmosferici, pesticidi e altre sostanze chimiche sul sistema endocrino e il rischio di disturbi dello spettro autistico sta ricevendo conferme in aumento, l’ipotesi di una vera e propria relazione causale tra di loro ha bisogno di ulteriori dati. I possibili meccanismi patogenetici attraverso cui i fattori ambientali possono portare a disturbi dello spettro autistico in individui geneticamente predisposti sono stati riassunti, dando particolare enfasi al ruolo sempre più importante dell’epigenetica. Conclusioni: La ricerca futura dovrebbe indagare se vi è una differenza significativa nella prevalenza di disturbi dello spettro autistico fra le nazioni con livelli alti e bassi dei  vari tipi di inquinamento. Un obiettivo molto importante della ricerca riguardante le interazioni tra fattori genetici e ambientali nella eziopatogenesi dei  disturbi dello spettro autistico è l’identificazione delle popolazioni vulnerabili, anche in vista di una corretta prevenzione.

Link all’articolo originale:

Autism in 2016: the need for answers

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27837654

 

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Autori:

Valentina F. Domingues 1,†, Cinzia Nasuti 2,†, Marco Piangerelli 3, Luísa Correia-Sá 1, Alessandro Ghezzo 4, Marina Marini 4, Provvidenza M. Abruzzo 4, Paola Visconti 5, Marcello Giustozzi 6, Gerardo Rossi 6 and Rosita Gabbianelli 2,*

Abstract: Il numero di bambini affetti da disturbi dello spettro autistico (ASD) è drammaticamente in aumento, così come in aumento sono gli studi volti a comprendere i fattori di rischio associati allo sviluppo di ASD. Poiché l’eziologia dell’ ASD è in parte genetica e in parte ambientale, fattori (come metalli pesanti, pesticidi) e stile di vita sembrano avere un ruolo chiave nello sviluppo della malattia. Sono stati confrontati  bambini con ASD e bambini sani come controllo (CTR), di età compresa tra 5-12 anni. La “gas-chromatography coupled with trap mass detector”  è stata utilizzata per misurare il livello di 3-PBA, il principale metabolita dei piretroidi nelle urine in un gruppo di pazienti  ASD, mentre è stata impiegata la “spettrometria ottica  ad  emissione atomica accoppiata induttivamente al plasma di argon” (ICP-OES) per valutare il livello di metalli e microelementi nei capelli di un diverso gruppo di bambini ASD e CTR. La presenza di 3-PBA nelle urine sembra essere indipendente dall’età nei bambini ASD, mentre una correlazione positiva tra 3 PBA ed età è stata osservata nel gruppo di controllo con lo stesso range di età. La concentrazione di 3-BPA nelle urine dei bambini ASD aveva valori superiori rispetto al gruppo di controllo, con risultati marginalmente significativi (p = 0,054). I livelli di Magnesio risultavano  significativamente diminuiti in ASD rispetto ai controlli, mentre Vanadio, Zolfo, Zinco ed il rapporto Ca/Mg sono stati marginalmente più alti, senza raggiungere la significatività statistica. I risultati di analisi delle componenti principali (PC) di metalli e microelementi nei capelli non avevano associazione  con l’età o lo stato di salute.  In conclusione, il 3-PBA nelle urine ed il Magnesio nei capelli presentano alterazioni  nei bambini ASD rispetto a quelli di controllo.

Link all’articolo originale:

http://www.mdpi.com/1660-4601/13/4/388/htm

 

La domanda di prodotti biologici è in parte guidato dalla percezioni dei consumatori sul fatto che che siano più nutrienti. Tuttavia, l’opinione scientifica è divisa sulla questione se ci sono differenze nutrizionali significative tra cibi biologici e non biologici, e due recenti recensioni hanno concluso che non ci sono differenze. Nel presente studio, abbiamo effettuato meta-analisi basate su 343 pubblicazioni peer-reviewed che indicano differenze sostanziose e statisticamente significative nella composizione tra colture/alimenti a base di colture biologiche e non biologiche. Ancora più importante, le concentrazioni di una vasta gamma di antiossidanti come polifenoli sono risultate sostanzialmente più elevate nelle colture/alimenti a base di colture biologiche, di questi, acidi fenolici, flavanoni, stilbeni, flavoni, flavonoli e antociani con una una stima superiore rispettivamente del 19 (95% CI 5, 33)%, 69 (95% CI 13, 125)%, 28 (95% CI 12, 44)%, 26 (95% CI 3, 48)%, 50 (95% CI 28, 72)% e 51 (95% CI 17, 86) %. Molti di questi composti sono stati precedentemente collegati, in intervento dietetico e studi epidemiologici, a un ridotto rischio di malattie croniche tra cui malattie cardiovascolari, malattie neurodegenerative e alcuni tipi di cancro. Inoltre, la frequenza di presenza di residui di pesticidi è risultata essere quattro volte superiore nelle colture convenzionali (non biologico), che contenevano anche concentrazioni significativamente superiori di Cadmio, metallo tossico. Differenze significative sono state rilevate anche per alcuni altri composti (ad esempio minerali e vitamine). Ci sono prove che concentrazioni più elevate di antiossidanti e concentrazioni più basse di Cadmio sono legate a pratiche agronomiche specifiche (ad esempio, il mancato uso di minerali fertilizzanti N e P, rispettivamente) prescritte in sistemi di agricoltura biologica. In conclusione, le colture biologiche, in media, hanno più alte concentrazioni di antiossidanti, più basse concentrazioni di Cadmio e una minore incidenza di residui di pesticidi rispetto alle colture comparate non biologiche, in tutte le zone di produzione e stagioni.

Link all’articolo originale:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Higher+antioxidant+and+lower+cadmium+concentrations+and+lower+incidence+of+pesticide+residues+in+organically+grown+crops%3A+a+systematic+literature+review+and+meta-analyses

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