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Diverse ricerche hanno già messo in luce la correlazione tra il mercurio e varie anomalie di sviluppo e malattie neurodegenerative, tra cui l’autismo e il morbo di Alzheimer.
I seguenti due studi mettono in evidenza la relazione tra il mercurio (emissioni nell’ambiente associate alle centrali termoelettriche e i cementifici) e l’autismo.
È stato rilevato che i livelli più elevati di mercurio nell’ambiente, sono in relazione a sorgenti puntiformi di emissione come le centrali termoelettriche e i cementifici. Sono stati utilizzati i dati del Texas Educational Agency  e dell’ Environmental Protection Agency (Ente per la Protezione Ambientale americano) per determinare se la vicinanza a fonti di inquinamento da mercurio rilevate nel 1998 siano da correlare ai casi di autismo rilevati nel 2002. È stato trovato che per ogni 1000 libbre (circa 453,6 Kg) di emissioni industriali, c’è stato un corrispondente aumento di casi di autismo del 2,6% ed un aumento del 3,7% associato alle emissioni delle centrali elettriche. Per ogni 10 miglia di distanza da fonti industriali di mercurio, il rischio per l’autismo si riduce del 2%. Sempre ogni 10 miglia di distanza da centrali termoelettriche, il rischio per l’autismo si riduce del 1,4%.

Di seguito le traduzioni dei due documenti.

 

Distanza dai punti delle fonti di emissione di mercurio ambientale come un fattore predittivo della prevalenza dell’autismo.

Abstract

L’obiettivo di questo studio era di determinare se la vicinanza a fonti di inquinamento di mercurio rilevate nel 1998, possono essere correlate alla prevalenza dell’autismo nel 2002. Sono stati utilizzati i dati sull’autismo del Texas Educational Agency e i dati sul rilascio ambientale del mercurio dalla Environmental Protection Agency. Abbiamo trovato che per ogni 1000 libbre di emissioni industriali, c’è stato un corrispondente aumento del 2,6% nei tassi di autismo (p <.05) e un aumento del 3,7% associato alle emissioni di centrali elettriche (P <.05). Le distanze da queste fonti, erano predittori indipendenti dopo l’aggiustamento delle covariate. Per ogni 10 miglia da fonti industriali e da centrali elettriche, vi era associato un ridotto rischio di incidenza di autismo del 2,0% e 1,4%, rispettivamente (p <0,05). Dato che le limitazioni di progettazione dello studio precludono l’interpretazione del rischio individuale, ulteriori indagini sui rischi ambientali per questioni relative allo sviluppo neurologico dei bambini sono necessarie.

Link al documento originale: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18353703

 

Il valore degli studi ecologici: concentrazione di mercurio nell’aria dell’ambiente e il rischio di autismo.

Abstract

Gli studi ecologici sul rapporto territoriale tra la malattia e le fonti di contaminazione ambientale possono contribuire ad accertare il grado di rischio per le popolazioni e di modificare la legislazione per diminuire il pericolo. I rischi per la popolazione connessi con il persistente basso livello di esposizione al mercurio hanno recentemente iniziato a destare preoccupazione per i risultati di recenti ricerche che  indicano il mercurio ambientale come un fattore potenziale nell’eziologia di varie malattie dello sviluppo e neurodegenerative, tra cui l’autismo e il morbo di Alzheimer. In questo resoconto dei risultati preliminari ottenuti, abbiamo avuto conferma,  nella Contea di Bexar Texas e nella Contea di Santa Clara California, dell’ipotesi che la distribuzione territoriale dei casi di autismo ha una positiva co-variazione con la distribuzione territoriale della concentrazione di mercurio nell’aria. Il rischio relativo di autismo è maggiore nelle aree geografiche con più elevati livelli di mercurio ambientale. Troviamo che i livelli più elevati di mercurio ambientale sono geograficamente associati a sorgenti puntiformi delle emissioni di mercurio, come le centrali termoelettriche a carbone e i cementifici con forni a carbone. Anche se questo non indica una causa, questi risultati non devono essere respinti, ma piuttosto devono essere visti come un passo preliminare per la generazione di ipotesi per ulteriori indagini.

Link al documento originale: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21905454

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