Abstract

L’eziologia della maggior parte dei casi di  malattia di Alzheimer (AD) è ancora sconosciuta. Studi epidemiologici suggeriscono che i fattori ambientali possono essere coinvolti a fianco di fattori di rischio genetici. Alcuni studi hanno dimostrato alte concentrazioni di mercurio  nel cervello di defunti e nel sangue di pazienti viventi affetti da malattia di Alzheimer. Studi sperimentali hanno scoperto che anche quantità minime di mercurio, ma non di altri metalli a basse concentrazioni, sono stati in grado di causare tutti i cambiamenti delle cellule nervose che sono tipici per la malattia di Alzheimer. Il più importante dei fattori di rischio genetico,  nei casi sporadici di malattia di Alzheimer, è la presenza dell’allele della apolipoproteina Ee4 mentre l’allele della apolipoproteina Ee2 riduce il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Alcuni ricercatori hanno suggerito che l’apolipoproteina Ee4 ha una ridotta capacità di legare metalli come il mercurio e quindi questo può spiegare l’elevato rischio per la malattia di Alzheimer. Approcci terapeutici adottano prodotti farmaceutici che legano i metalli nel cervello dei pazienti con  AD. In sintesi, i risultati di entrambi gli studi epidemiologici e demografici, la frequenza di applicazione dell’amalgama nei paesi industrializzati, studi clinici, studi sperimentali e lo stato dentale dei pazienti con AD rispetto ai controlli, suggeriscono un ruolo decisivo per il mercurio inorganico nell’eziologia della malattia di Alzheimer.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Alzheimer+Disease%3A+Mercury+as+pathogenetic+factor+and+apolipoprotein+E+as+a+moderator

“Eli, Vale, Samu, Luke, Diana e Jo sono sei ragazzi che assieme alla dottoressa Andrea, loro terapeuta, passano in un tunnel di sofferenze e di incomprensioni fino a scoprire, attraverso un percorso di trasformazione personale e professionale, che la causa dei loro problemi è un ‘veleno‘ che hanno in corpo.”

La tossicità delle amalgame al mercurio è l’argomento del libro “Il Denominatore Comune – Vite sconvolte da intossicazione di mercurio“, scritto dalla dottoressa Marilina Piscolla.

http://www.biovoma.it

 

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COMUNICATO MINERAL TEST®: La Fibromialgia presenta un profilo minerale assolutamente UNICO! Possiamo comunicare, con certezza assoluta, che è presente un vero e proprio sovvertimento della maggior parte dei minerali analizzati, ben 35 su 40!!!!! È l’unica patologia, fra le diverse decine e decine che abbiamo in carico, a presentare questo profilo così ampiamente alterato, e questo indipendentemente dai metalli tossici che, in questo caso, fungono da fattore aggravante ma NON determinante! E questo dimostra ancora con più evidenza che è inutile cercare altre soluzioni, farmacologiche o meno, o addirittura chirurgiche! Vanno ripristinati gli equilibri minerali! Con il metodo Mineral Test® si analizzano 40 minerali intracellulari presenti nei capelli e, in base alle carenze ed eccessi risultanti, si prescrive una cura galenica (preparata dal farmacista) a base di minerali e vitamina C. La cura ha una durata di tre mesi, ai quali seguiranno tre mesi senza cura e poi nuova analisi dei capelli. L’integrazione può essere assunta in concomitanza di qualsiasi altra cura, farmacologica o meno, in atto. L’obiettivo è il riequilibrio degli oligoelementi essenziali e l’eliminazione dei metalli tossici. Una volta ottenuto un buon equilibrio fra i minerali si ha la GUARIGIONE definitiva, stabile e permanente, della fibromialgia!

 

Paziente di anni 35, Sclerosi Multipla RR. Dopo tre cicli di tre mesi di integrazione Mineral Test® la risonanza magnetica mostra la SCOMPARSA di LESIONI cerebrali e midollari!

” …. ho cominciato a star meglio dopo il primo ciclo…io avevo mal di testa quotidiani  terribili, rigidità muscolare, intestino immobile e quindi stipsi cronica…debolezza e stanchezza cronica…insomma ero uno straccio….dopo 3 cicli e allineamento dell’atlante questi sono i risultati…. avevo numerose lesioni encefaliche e 2 midollari alla prima risonanza ….”

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Di seguito le Risonanze Magnetiche di 5 casi di Sclerosi Multipla trattati con integrazione secondo il metodo Mineral Test.

Fare click sulle immagini per ingrandirle.

1)  Paziente di 32 anni, SM RR; EDSS 2,5. Dopo due cicli di tre mesi di integrazione Mineral Test la risonanza magnetica mostra la SCOMPARSA delle lesioni! EDSS 0 stabile dal 2007.

2)  Paziente affetto da SM PP (Sclerosi Multipla Primariamente
Progressiva) con EDSS 7,5/8 (scala di disabilità) trattato con cortisone fino
al 2005, poi con azatioprina. La RM (Risonanza Magnetica) del 30 Maggio 2005
evidenziava nuove lesioni. Dal Giugno 2005 inizia il percorso Mineral Test; il
mineralogramma dimostra una intossicazione da Mercurio, Piombo e
Alluminio. Attualmente ha concluso l’ottavo ciclo di integrazione. La
nuova RM, con e senza contrasto, del 23 Giugno 2011 (riportata di
seguito) non evidenzia lesioni attive nè nuove lesioni, confermando il
quadro delle precedenti RM. Praticamente la malattia è ferma dal 30 Maggio 2005 (ultima RM con peggioramento). Dal Giugno 2005 iniziava l’integrazione Mineral Test, con rapido e persistente beneficio, passando da un EDSS 7,5/8 (deficit deambulatorio totale) a 6/6,5 (deambulazione con doppio appoggio).

3)  Paziente affetto da SM RR (Sclerosi Multipla Recidivante Remittente) con EDSS 2,5 (scala di disabilità) trattato con cortisone fino al 2008; da allora ha interrotto tutte le cure farmacologiche. La RM (risonanza magnetica) del 2008 evidenzia nuove lesioni attive. Dal Settembre 2009 inizia il percorso Mineral Test; il mineralogramma dimostra una intossicazione da Mercurio e Alluminio. Attualmente ha concluso il terzo ciclo di integrazione. La nuova RM, con e senza contrasto, dell’Aprile 2011 (riportata di seguito) non evidenzia lesioni attive nè nuove lesioni, ma addirittura una RIDUZIONE DELLE LESIONI preesistenti sia a livello encefalico che midollare.

4)  Sclerosi multipla secondariamente progressiva; EDSS 6,5; il quadro alla risonanza magnetica risulta immodificato dal 2003.

5)  Paziente affetta da sindrome demielinizzante. Due cicli di cura Mineral Test completati; terzo ciclo in corso. EDSS 0

L’obiettivo primario del presente studio è l’analisi dei contenuti dei minerali in tracce nei capelli di bambini con disordine di comunicazione (CD) e disturbi dello spettro autistico (ASD). Sono stati esaminati 99 bambini provenienti da gruppo di controllo, CD e ASD (n = 33). Tutti i bambini sono stati inoltre suddivisi in due sottogruppi in base all’età. I livelli di elementi traccia nei capelli sono stati valutati utilizzando la spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma. La differenza è stata considerata significativa a p <0.01. I dati ottenuti dimostrano che i bambini con CD sono caratterizzati da un significativo aumento nei capelli del litio (Li) (96%, p = 0,008), selenio (Se) (66%, p <0,001), arsenico (As) (96% 0,005), berillio (Be) (150%; p <0,001) e cadmio (Cd) (72%; p = 0,007), essendo superiori ai rispettivi valori di controllo. Nel gruppo ASD, i livelli nei capelli di rame (Cu), iodio (I) e Be tendevano ad essere inferiori ai valori di controllo. A sua volta, il contenuto di Se ha superato significativamente i valori di controllo (33%, p = 0.004), mentre il livello di ferro (Fe) e alluminio (Al) tendono ad aumentare. Dopo la gradazione per l’età, le differenze più rilevanti nei bambini con CD sono state rilevate nel gruppo anziano (5-8 anni), mentre nel caso di ASD nel gruppo più giovane (3-4 anni). Tenuto conto del ruolo dei capelli come meccanismo di escrezione per alcuni elementi compresi quelli tossici, si può proporre che i bambini affetti da ASD siano caratterizzati da una più profonda alterazione della mobilizzazione e dell’escrezione del metallo rispetto ai bambini CD.
Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27785740

L’obiettivo dello studio era quello di indagare i contenuti degli elementi traccia nei capelli dei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico (ASD). Sono stati studiati 74 bambini ASD e 74 controlli, appaiati per sesso e per età, suddivisi in due gruppi di età (2-4 e 5-9 anni). Il contenuto degli elementi traccia nei capelli è stato valutato utilizzando la spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma. La coorte generale di bambini ASD è stata caratterizzata dal 29%, 41% e 24% di bassi livelli nei capelli di, rispettivamente, cromo (Cr), iodio (I) e vanadio (V), mentre il livello di selenio (Se) ha superato i rispettivi valori del gruppo di controllo del 31%. Nei bambini ASD di età compresa tra 2-4 anni i valori di Cr, I e V nei capelli erano del 68%, 36% e 41% inferiori ai controlli. I bambini ASD più anziani sono stati caratterizzati da un aumento del 45% del livello di selenio nei capelli. Nella coorte generale di bambini ASD, i livelli di berillio (Be) e di stagno (Sn) nei capelli erano inferiori, rispettivamente, del  50% e 34% rispetto ai valori del gruppo di controllo. Nel primo gruppo dei bambini ASD, di età (2-4 anni), sono stati rilevati nel 34%, 42% e 73% bassi livelli di arsenico (As), boro (B) e berillio (Be). Nel secondo gruppo di età dei bambini ASD è stata rilevata solo una diminuzione appena significativa del 25% di piombo (Pb). Sorprendentemente, non è stata rilevata alcuna differenza significativa tra i gruppi per il mercurio (Hg), zinco (Zn) e rame (Cu) nei capelli . In generale, i risultati del presente studio dimostrano che i bambini con ASD sono caratterizzati da valori inferiori nei capelli di elementi non solo essenziali ma anche tossici.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27581303

La chiarificazione della patogenesi e del trattamento dei disturbi dello spettro autistico è una delle sfide odierne. In questo studio esaminiamo le concentrazioni di 26 elementi traccia nei capelli di 1.967 bambini con disordine autistico (1.553 maschi e 414 femmine). Sono stati osservati 584 (29,7%), 347 (17,6%) e 114 (5,8%) soggetti con bassi livelli di, rispettivamente, zinco, magnesio e calcio e nel 2,0% o meno per gli altri metalli essenziali. Il tasso di incidenza della carenza di minerali è stato osservato soprattutto nei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Al contrario, 339 (17,2%), 168 (8,5%) e 94 (4,8%) soggetti mostravano un elevato carico, rispettivamente, di alluminio, cadmio e piombo e 2,8% o meno, di mercurio e arsenico. Questi risultati suggeriscono che la carenza di zinco e di magnesio e/o la presenza di elevati livelli di metallici tossici nella prima infanzia possono  giocare un ruolo epigenetico principale come fattori ambientali nei disturbi autistici e che l’approccio alla metallomica può portare ad uno screening precoce e alla prevenzione dei disordini del neurosviluppo.

Link all’articolo originale: 
https://www.nature.com/articles/srep01199

David Gramiccioli: “Condividiamo questa nostra eccellenza mondiale.
La vera informazione scientifica.
Da ascoltare e condividere. Divulghiamo, condividiamo.
Ospiti della Mineral Test® di Civitanova Marche.
Con il direttore scientifico dottor Gerardo Rossi “

IL DENTE TOSSICO – i danni alla Salute e all’Ambiente

Riepilogo

Tutti i tipi di amalgami dentali contengono mercurio, che in parte viene emesso sotto forma di vapore di mercurio. Tutti i tipi di amalgami dentali si corrodono dopo essere stati posti nella cavità orale. I moderni amalgami con alti livelli di rame mostrano due nuove caratteristiche di maggiore instabilità. In primo luogo, quando sottoposti ad usura/lucidatura, si formano sulla superficie  goccioline ricche di mercurio, dimostrando che il mercurio non viene fortemente legato dalla base o dalla lega metallica. In secondo luogo, gli amalgami con alti livelli di rame emettono sostanzialmente maggiori quantità di vapori di mercurio rispetto agli amalgami con bassi livelli di rame utilizzati prima del 1970. L’amalgama con alto livello di rame è stato sviluppato con particolare attenzione alla resistenza meccanica e resistenza alla corrosione, ma è stato sub-ottimizzato in altri aspetti, con conseguente maggiore instabilità e maggiore emissione di vapori di mercurio. Questo fatto non è stato prospettato ai responsabili politici ed agli scienziati. Gli amalgami, sia con alte che basse percentuali di rame, subiscono un processo di trasformazione per diversi anni dopo il posizionamento, con una conseguente riduzione sostanziale del contenuto di mercurio, ma non esiste un limite massimo consentito per la emissione di mercurio dagli amalgami dentali. Questi moderni amalgami con alta percentuale di rame, oggi stanno totalmente dominando la scena europea, Stati Uniti e altri mercati, con conseguente emissione di significative quantità di mercurio, non considerate nel giudicare la loro idoneità per restauro dentale.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28220332

https://link.springer.com/article/10.1007%2Fs10534-017-0004-3

BLOG___[2]

Scopo

La carenza di zinco può indurre gravi problemi clinici del sistema gastrointestinale (GI) e del sistema immunitario e può influenzare la crescita e lo sviluppo. E’ più grave nei pazienti più giovani. La carenza cronica  di zinco si riflette più precisamente nei capelli che nel siero. Abbiamo studiato i livelli di zinco e altri micronutrienti nei capelli e nel siero in bambini malnutriti cronici per identificare quali micronutrienti sono coinvolti o correlati con gli altri.

Metodi

Le analisi minerali dei capelli sono state effettuate in 56 bambini (età, 1-15 anni) che si presentavano con malnutrizione, scarsa crescita, scarso appetito, anoressia, con/senza altri sintomi gastrointestinali (diarrea, dolori addominali, stitichezza) dall’agosto 2012 al marzo 2015. Sono stati inoltre condotti studi biochimici per macronutrienti e micronutrienti importanti.

Risultati

Una carenza di zinco nei capelli è stata diagnosticata nell’88%, mentre carenza di zinco nel siero è stata diagnosticata nel 55% dei bambini. Non c’era alcuna correlazione statistica tra siero e livello di zinco  dei tessuti. I livelli di zinco nei capelli erano altamente correlati con i livelli di vitamina D nel siero (r = -0,479, p = 0.001), che ha mostrato anche correlazione con i livelli di magnesio e calcio nei capelli (r = 0,564, 0,339, p = 0,001, 0,011). Il livello di calcio nei capelli era correlato con la pre-albumina sierica (r = 0,423, p = 0,001). Tali correlazioni possono spiegare il fenomeno per cui la principale manifestazione clinica della carenza di zinco è la scarsa crescita corporea. I sintomi clinici sono stati risolti nella maggior parte dei bambini dopo una supplementazione di zinco.

Conclusione

Il livello di  zinco nei capelli e le analisi dei minerali risultano utili come guida terapeutica nelle indagini cliniche dei bambini con malnutrizione e scarsa crescita.

Link all’articolo originale:

ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5234415

Abstract:

I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono disturbi neurobiologici complessi che compromettono le interazioni sociali e la comunicazione e portano a limitati, ripetitivi, stereotipati modelli di comportamento, interessi e attività. Le cause di questi disturbi sono ancora poco chiare, ma la flora intestinale, i 1013 batteri nell’intestino umano, sono stati implicati perché i bambini con ASD soffrono spesso di problemi gastrointestinali (GI) che correlano con la gravità del ASD. Diversi studi precedenti hanno riportato batteri intestinali anomali nei bambini con ASD.

Il collegamento microbioma intestinale-ASD è stato testato in un modello murino di ASD, dove il microbioma è stato meccanicamente collegato a metaboliti e comportamenti anomali. Allo stesso modo, uno studio di bambini con ASD ha rilevato che il trattamento antibiotico non assorbibile per via orale migliora i sintomi gastrointestinali e ASD, anche se temporaneamente.

Qui, un piccolo trial clinico open-label ha valutato l’impatto della Terapia di Trasferimento del Microbiota (MTT) sulla composizione del microbiota intestinale e dei sintomi  GI e ASD di 18 bambini diagnosticati come ASD.

Risultati: MTT coinvolti un trattamento di 2 settimane di antibiotici, una pulizia del colon, e poi un trapianto di microbiota fecale esteso (FMT) con una dose iniziale elevata, seguita da dosi inferiori  quotidiane di mantenimento per 7-8 settimane. La Symptom Rating Scale gastrointestinale ha rilevato, alla fine del trattamento, una riduzione di circa l’80% dei sintomi gastrointestinali, compresi miglioramenti significativi nei sintomi come costipazione, diarrea, indigestione e dolori addominali. I miglioramenti persistevano per 8 settimane dopo la fine del trattamento. Allo stesso modo, le valutazioni cliniche hanno dimostrato che le anomalie comportamentali  dei ASD erano migliorate in modo significativo ed il miglioramento è perdurato per 8 settimane dopo la conclusione del trattamento.

Le analisi di sequenziamento batterico  hanno rivelato l’avvenuto attecchimento parziale del microbiota donatore e cambiamenti positivi nell’ambiente intestinale. In particolare, la diversità batterica totale e l’abbondanza di Bifidobacterium, Prevotella e Desulfovibrio tra altri taxa, sono aumentate a seguito del MTT, e questi cambiamenti persistevano dopo l’interruzione del trattamento (seguiti per 8 settimane).

Conclusioni: Questo esplorativo protocollo con trattamento di durata prolungata risulta quindi essere un approccio promettente per modificare il microbioma ed il viroma intestinale, e migliorare i sintomi GI e comportamentali di ASD. I miglioramenti dei sintomi gastrointestinali, dei sintomi ASD e del microbioma sono  tutti persistiti  per almeno 8 settimane dopo la conclusione del trattamento, suggerendo un impatto a lungo termine.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5264285/

BLOG___[2]

L’interesse per uno stato di carenza di magnesio (Mg) come fattore di rischio per la malattia di Alzheimer (AD) è in aumento per via delle sue proprietà antiossidanti e neuro-protettive. È stata intrapresa una ricerca sistematica, su PubMed, di studi che hanno valutato lo stato del Mg comparando i malati di AD ai controlli sani (HC), o ai pazienti con malattie diverse (controlli medici [MC]). Differenze medie standardizzate (componenti SMD) ± 95% intervallo di confidenza (IC) sono state calcolate per tutti i risultati. Di 192 studi potenzialmente ammissibili, 13 sono stati inclusi (559 pazienti con AD, 381 HC, e 126 MC). Rispetto ai controlli sani HC, nei pazienti con AD era significativamente più bassa la quantità di Mg nel liquido cerebrospinale (2 studi; SMD = -0.35; P = .02) e nei capelli (2 studi; SMD = -0.75; p = 0,0001). Non ci sono differenze evidenti tra AD e controlli per il Mg nel siero. In conclusione, la malattia di Alzheimer sembra essere associata con uno livello di Mg inferiore rispetto ai controlli sani, mentre la scarsità di studi ha limitato le conclusioni circa il gruppo MC.

Link all’articolo originale:BLOG___[2]
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26351088

Background: Un crescente numero di prove indicano che le caratteristiche del microbiota intestinale possono essere strettamente correlate a disturbi mentali. Tuttavia, nessuno studio ha esaminato lo sviluppo del cervello fetale in relazione alla flora intestinale della madre, nonostante l’uso diffuso di antibiotici nella pratica ostetrica.

Obiettivo: determinare come l’esposizione periconcezionale  al  SuccinilSulfaTiazolo (SST), un antibiotico (sulfamidico, ndt) non assorbibile, sia in grado di influenzare il comportamento nella prole del ratto. Questo antibiotico ha precedentemente dimostrato essere in grado di perturbare il microbiota intestinale nei ratti dopo 28 giorni di assunzione.

Metodi: femmine di ratti Wistar  sono state divise in due gruppi: gruppo di controllo; gruppo esposto per un mese prima della riproduzione fino al 15mo giorno  di gestazione  ad una dieta contenente 1% di SST. Abbiamo somministrato test comportamentali per la prole, vale a dire, in campo aperto (postnatale giorno 20), interazione sociale (P25), marble burying (P30), elevated plus maze (P35), e riflesso acustico  di allarme (gating sensoriale ) (P45).

Risultati: Sia la prole maschile che femminile esposta nel periodo peri-concezionale  al SST mostrava ridotta interazione sociale, con un decremento di circa la metà del tempo trascorso in interazione sociale rispetto ai controlli, “exploration of the open arm” ridotto del 20%  neglii “elevated plus maze test”,  indicando una maggiore ansia ed  alterato gating senso-motorio, una diminuzione di  1,5-2 volte dell’inibizione del  trasalimento.

Conclusioni: l’esposizione materna periconcezionale al SST provoca alterazioni nel comportamento della  prole in assenza di infezione materna. Poiché abbiamo somministrato SST, un antibiotico non assorbibile, solo alla madre, possiamo concludere che queste alterazioni neuro-comportamentali nella prole sono legate ad alterazioni del microbiota intestinale materno.

Link all’articolo originale:BLOG___[2]

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Maternal+gut+and+fetal+brain+connection%3A+Increased+anxiety+and+reduced+social+interactions+in+Wistar+rat+offspring+following+peri-conceptional+antibiotic+exposure

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