“ConAutismo-Alluminio-fluorclusioni: Abbiamo misurato per la prima volta l’alluminio nel tessuto cerebrale dei bambini con Disturbo dello Spettro Autistico e abbiamo dimostrato che il CONTENUTO di ALLUMINIO nel CERVELLO è STRAORDINARIAMENTE ALTO

Abstract

“Il disturbo dello spettro autistico è un disordine dello sviluppo neurologico ad eziologia sconosciuta. È suggerito il coinvolgimento sia di una suscettibilità genetica sia di fattori ambientali, tra cui le tossine ambientali di quest’ultimo. L’esposizione umana alla tossina ambientale alluminio è stata collegata, seppur provvisoriamente, al disturbo dello spettro autistico. In questa ricerca abbiamo usato la <spettrometria ad assorbimento atomico a fornetto di grafite riscaldato trasversalmente> per misurare, per la prima volta, il contenuto di alluminio nel tessuto cerebrale di donatori con una diagnosi di autismo. Abbiamo anche usato la fluorescenza selettiva per l’alluminio per identificare l’alluminio nel tessuto cerebrale mediante microscopia a fluorescenza. Il contenuto di alluminio del tessuto cerebrale nell’autismo era costantemente alto. Il contenuto di alluminio medio (deviazione standard) in tutti i 5 individui per ciascun lobo era 3,82 (5,42), 2,30 (2,00), 2,79 (4,05) e 3,82 (5,17) μg/g di peso secco, rispettivamente per i lobi occipitale, frontale, temporale e parietale. Questi sono alcuni dei valori più alti per l’alluminio nel tessuto cerebrale umano finora registrati e bisogna chiedersi perché, per esempio, il contenuto di alluminio del lobo occipitale di un bambino di 15 anni sarebbe di 8,74 (11,59) μg/g di peso secco? La microscopia a fluorescenza alluminio-selettiva è stata utilizzata per identificare l’alluminio nel tessuto cerebrale in 10 donatori. Mentre l’alluminio si immagina associato con i neuroni, sembrava essere presente intracellularmente in cellule microglia-simili ed in altre cellule infiammatorie non neuronali nelle meningi, sistema vascolare, materia grigia e bianca. La preminenza dell’alluminio intracellulare associata a cellule non neuronali è un’osservazione eccezionale nel tessuto cerebrale autistico e può offrire indizi sia sull’origine dell’alluminio nel cervello sia su un presunto ruolo nel disturbo dello spettro autistico.”

Link all’articolo originale:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0946672X17308763

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La chiarificazione della patogenesi e del trattamento dei disturbi dello spettro autistico è una delle sfide odierne. In questo studio esaminiamo le concentrazioni di 26 elementi traccia nei capelli di 1.967 bambini con disordine autistico (1.553 maschi e 414 femmine). Sono stati osservati 584 (29,7%), 347 (17,6%) e 114 (5,8%) soggetti con bassi livelli di, rispettivamente, zinco, magnesio e calcio e nel 2,0% o meno per gli altri metalli essenziali. Il tasso di incidenza della carenza di minerali è stato osservato soprattutto nei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni. Al contrario, 339 (17,2%), 168 (8,5%) e 94 (4,8%) soggetti mostravano un elevato carico, rispettivamente, di alluminio, cadmio e piombo e 2,8% o meno, di mercurio e arsenico. Questi risultati suggeriscono che la carenza di zinco e di magnesio e/o la presenza di elevati livelli di metallici tossici nella prima infanzia possono  giocare un ruolo epigenetico principale come fattori ambientali nei disturbi autistici e che l’approccio alla metallomica può portare ad uno screening precoce e alla prevenzione dei disordini del neurosviluppo.

Link all’articolo originale:
https://www.nature.com/articles/srep01199

Abstract

L’eziologia della maggior parte dei casi di  malattia di Alzheimer (AD) è ancora sconosciuta. Studi epidemiologici suggeriscono che i fattori ambientali possono essere coinvolti a fianco di fattori di rischio genetici. Alcuni studi hanno dimostrato alte concentrazioni di mercurio  nel cervello di defunti e nel sangue di pazienti viventi affetti da malattia di Alzheimer. Studi sperimentali hanno scoperto che anche quantità minime di mercurio, ma non di altri metalli a basse concentrazioni, sono stati in grado di causare tutti i cambiamenti delle cellule nervose che sono tipici per la malattia di Alzheimer. Il più importante dei fattori di rischio genetico,  nei casi sporadici di malattia di Alzheimer, è la presenza dell’allele della apolipoproteina Ee4 mentre l’allele della apolipoproteina Ee2 riduce il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer. Alcuni ricercatori hanno suggerito che l’apolipoproteina Ee4 ha una ridotta capacità di legare metalli come il mercurio e quindi questo può spiegare l’elevato rischio per la malattia di Alzheimer. Approcci terapeutici adottano prodotti farmaceutici che legano i metalli nel cervello dei pazienti con  AD. In sintesi, i risultati di entrambi gli studi epidemiologici e demografici, la frequenza di applicazione dell’amalgama nei paesi industrializzati, studi clinici, studi sperimentali e lo stato dentale dei pazienti con AD rispetto ai controlli, suggeriscono un ruolo decisivo per il mercurio inorganico nell’eziologia della malattia di Alzheimer.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Alzheimer+Disease%3A+Mercury+as+pathogenetic+factor+and+apolipoprotein+E+as+a+moderator

“Eli, Vale, Samu, Luke, Diana e Jo sono sei ragazzi che assieme alla dottoressa Andrea, loro terapeuta, passano in un tunnel di sofferenze e di incomprensioni fino a scoprire, attraverso un percorso di trasformazione personale e professionale, che la causa dei loro problemi è un ‘veleno‘ che hanno in corpo.”

La tossicità delle amalgame al mercurio è l’argomento del libro “Il Denominatore Comune – Vite sconvolte da intossicazione di mercurio“, scritto dalla dottoressa Marilina Piscolla.

http://www.biovoma.it

 

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COMUNICATO MINERAL TEST®: La Fibromialgia presenta un profilo minerale assolutamente UNICO! Possiamo comunicare, con certezza assoluta, che è presente un vero e proprio sovvertimento della maggior parte dei minerali analizzati, ben 35 su 40!!!!! È l’unica patologia, fra le diverse decine e decine che abbiamo in carico, a presentare questo profilo così ampiamente alterato, e questo indipendentemente dai metalli tossici che, in questo caso, fungono da fattore aggravante ma NON determinante! E questo dimostra ancora con più evidenza che è inutile cercare altre soluzioni, farmacologiche o meno, o addirittura chirurgiche! Vanno ripristinati gli equilibri minerali! Con il metodo Mineral Test® si analizzano 40 minerali intracellulari presenti nei capelli e, in base alle carenze ed eccessi risultanti, si prescrive una cura galenica (preparata dal farmacista) a base di minerali e vitamina C. La cura ha una durata di tre mesi, ai quali seguiranno tre mesi senza cura e poi nuova analisi dei capelli. L’integrazione può essere assunta in concomitanza di qualsiasi altra cura, farmacologica o meno, in atto. L’obiettivo è il riequilibrio degli oligoelementi essenziali e l’eliminazione dei metalli tossici. Una volta ottenuto un buon equilibrio fra i minerali si ha la GUARIGIONE definitiva, stabile e permanente, della fibromialgia!

 

Paziente di anni 35, Sclerosi Multipla RR. Dopo tre cicli di tre mesi di integrazione Mineral Test® la risonanza magnetica mostra la SCOMPARSA di LESIONI cerebrali e midollari!

” …. ho cominciato a star meglio dopo il primo ciclo…io avevo mal di testa quotidiani  terribili, rigidità muscolare, intestino immobile e quindi stipsi cronica…debolezza e stanchezza cronica…insomma ero uno straccio….dopo 3 cicli e allineamento dell’atlante questi sono i risultati…. avevo numerose lesioni encefaliche e 2 midollari alla prima risonanza ….”

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Di seguito le Risonanze Magnetiche di 5 casi di Sclerosi Multipla trattati con integrazione secondo il metodo Mineral Test.

Fare click sulle immagini per ingrandirle.

1)  Paziente di 32 anni, SM RR; EDSS 2,5. Dopo due cicli di tre mesi di integrazione Mineral Test la risonanza magnetica mostra la SCOMPARSA delle lesioni! EDSS 0 stabile dal 2007.

2)  Paziente affetto da SM PP (Sclerosi Multipla Primariamente
Progressiva) con EDSS 7,5/8 (scala di disabilità) trattato con cortisone fino
al 2005, poi con azatioprina. La RM (Risonanza Magnetica) del 30 Maggio 2005
evidenziava nuove lesioni. Dal Giugno 2005 inizia il percorso Mineral Test; il
mineralogramma dimostra una intossicazione da Mercurio, Piombo e
Alluminio. Attualmente ha concluso l’ottavo ciclo di integrazione. La
nuova RM, con e senza contrasto, del 23 Giugno 2011 (riportata di
seguito) non evidenzia lesioni attive nè nuove lesioni, confermando il
quadro delle precedenti RM. Praticamente la malattia è ferma dal 30 Maggio 2005 (ultima RM con peggioramento). Dal Giugno 2005 iniziava l’integrazione Mineral Test, con rapido e persistente beneficio, passando da un EDSS 7,5/8 (deficit deambulatorio totale) a 6/6,5 (deambulazione con doppio appoggio).

3)  Paziente affetto da SM RR (Sclerosi Multipla Recidivante Remittente) con EDSS 2,5 (scala di disabilità) trattato con cortisone fino al 2008; da allora ha interrotto tutte le cure farmacologiche. La RM (risonanza magnetica) del 2008 evidenzia nuove lesioni attive. Dal Settembre 2009 inizia il percorso Mineral Test; il mineralogramma dimostra una intossicazione da Mercurio e Alluminio. Attualmente ha concluso il terzo ciclo di integrazione. La nuova RM, con e senza contrasto, dell’Aprile 2011 (riportata di seguito) non evidenzia lesioni attive nè nuove lesioni, ma addirittura una RIDUZIONE DELLE LESIONI preesistenti sia a livello encefalico che midollare.

4)  Sclerosi multipla secondariamente progressiva; EDSS 6,5; il quadro alla risonanza magnetica risulta immodificato dal 2003.

5)  Paziente affetta da sindrome demielinizzante. Due cicli di cura Mineral Test completati; terzo ciclo in corso. EDSS 0

Dati dall’analisi minerale dei capelli della Mineral Test ®
Grafici a confronto, bambini sani e bambini con diagnosi di “Disturbo dello Spettro Autistico”.

Una delle caratteristiche principali nei bambini con autismo è l’assenza di mercurio all’analisi minerale dei capelli. Mercurio peraltro sempre presente abbondantemente nelle analisi dei bambini sani. I capelli concentrano il mercurio fino a trecento volte di più rispetto al sangue; la scarsa presenza di mercurio nei capelli è sinonimo di accumulo organico, dovuto all’incapacità di espulsione propria dei bambini con autismo.

Notare inoltre il notevole carico tossico nei bambini con diagnosi di autismo. Particolarmente elevato il livello di alluminio.

Infine, il calcio ionizzato intracellulare (Ca2+) risulta costantemente in eccesso nei bambini con diagnosi di autismo.

 

In evidenza

  • Sono stati esaminati dai dati NHANES, l’associazione tra otturazioni dentali, mercurio nel sangue e bisfenoloA urinario.
  • Il mercurio totale e le sue specie sono state associate quantitativamente alle otturazioni dentali.
  • Non è stata trovata alcuna associazione tra gli amalgami dentali ed il BPA urinario.

Sommario:

I potenziali effetti negativi per la salute del mercurio da amalgama e del bisfenolo A (BPA) dalla resina composita sono stati preoccupazioni significative. Non è chiaro se i materiali di restauro dentale contribuiscano in modo significativo ai livelli di mercurio o BPA. Lo scopo di questo studio è quello di utilizzare i dati di NHANES che includono 14.703 soggetti (2003-2004: n = 7514; 2011-2012: n = 7189) per esaminare l’associazione tra i Restauri della Superficie Dentale (DSR) e i livelli di mercurio totale (THg), mercurio inorganico (IHg), metilmercurio (MeHg) e BPA urinario attraverso la stratificazione di analisi  covariate e multivariate. I soggetti sono stati suddivisi in tre gruppi basati sul numero di restauri superficiali dentali (DSRs, 0, 1-8, >8). Nel 2003-2004 i soggetti con DSR (media geometrica di 0,48, 0,69 e 1,17 μg/l per THg; 0,32, 0,33 e 0,39 μg/l per IHg, con DSR 0,1-8 e > 8). Inoltre, nel 2013-2014 sono stati osservati incrementi di THg, IHg e MeHg (media geometrica di 0,51, 0,69 e 0,99 μg/l per THg; 0,40, 0,49 e 0,66 μg/l per MeHg; 0,20, 0,22 e 0,29 μg/l per IHg, con DSR 0, 1-8 e >8). L’analisi di regressione lineare ha rivelato il THg ed il IHg del sangue nel 2003-2004 ed il THg, IHg e MeHg, nel 2011-2012 sono stati associati quantitativamente al numero di DSRs. È stata osservata una drastica riduzione del BPA urinario dal 2003 al 2004-2011-2012, ma nessun aumento significativo con DSR in entrambi i periodi di studio. In conclusione, gli aumenti significativi nel sangue di THg, IHg e MeHg dei soggetti con DSR sono confermati in una popolazione rappresentativa a livello nazionale , un passo fondamentale nella valutazione del potenziale rischio di effetti negativi derivanti dall’uso dei materiali per il restauro dentale;nessuna associazione è stata trovata tra otturazioni dentali e BPA urinario.

Link all’articolo originale:

http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0147651316303475

 

“Sostanze tossiche ambientali come i metalli tossici possono alterare caratteristiche regolamentazioni epigenetiche come la metilazione del DNA, la modifica dell’istone e l’espressione dell’RNA non codificante. I metalli pesanti influenzano l’espressione genica mediante meccanismi epigenetici e direttamente legandosi a vari elementi di risposta ai metalli nei promotori del gene target. Considerato il ruolo delle alterazioni epigenetiche nei geni di regolazione, è possibile utilizzare alterazioni epigenetiche indotte da metalli tossici come fattori informativi nel processo di valutazione dei rischi. Qui ci concentriamo sui recenti progressi nella comprensione dei cambiamenti epigenetici, dell’espressione genica e degli effetti biologici indotti da metalli tossici.”

“… Inoltre, la metilazione del DNA è associata al cancro, malattia di Alzheimer, diabete, aterosclerosi, atassia di Friedrich, immunodeficienza, artrite reumatoide, sclerosi multipla e lupus eritematoso sistemico. …”

“… La crescente evidenza che vari fattori ambientali influenzano alterazioni epigenetiche suggerisce che l’influenza dell’ambiente su un organismo a livello molecolare può estendersi ben oltre le interazioni con la sequenza del DNA. Ad oggi, i lavori emergenti sono stati focalizzati per affrontare l’effetto delle esposizioni ambientali sulle modificazioni dell’istone e l’espressione di miRNA, nonché la metilazione del DNA. Questa revisione mette in evidenza le prove attuali che le alterazioni epigenetiche sono associate all’esposizione ambientale a metalli tossici e considera i potenziali meccanismi dietro alle alterazioni epigenetiche legate all’ambiente. …”

“… Mercurio: Gli esseri umani sono esposti principalmente al mercurio (Hg) consumando frutti di mare contaminati e per esposizione professionale inclusa la fusione dei metalli, l’estrazione dell’oro, la combustione del carbone, le industrie elettriche e la produzione di legno (61,62). Hg è dimostrato essere genotossico e può causare danni ai sistemi neuronali, cardiovascolari e renali (63). Uno studio ha trovato l’ipermetilazione della regione di promotore di glutatione S-transferasi mu 1 (GSTM1) in donne con livelli elevati di Hg nel sangue (oltre 2.9 μg / L) senza ridurre i livelli di espressione di GSTM1 (64). Un altro studio ha mostrato una correlazione tra ipometilazione del DNA del promotore del selenoprotein P plasma 1 (SEPP1) e aumentando i livelli di Hg nei campioni di capelli maschi. …”

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4395649/#!po=1.42857

I”L’esposizione umana a nanomateriali e nanoparticelle sta aumentando rapidamente, ma i loro effetti sulla salute umana sono ancora in gran parte sconosciuti. Le modificazioni epigenetiche stanno attirando sempre più interesse come possibili meccanismi molecolari di interazioni gene-ambiente, sottolineandole come obiettivi molecolari potenziali dopo l’esposizione a nanomateriali e nanoparticelle. È interessante notare che la ricerca recente ha individuato i cambiamenti nella metilazione del DNA, nelle modificazioni post-traslazionali dell’istone e nei RNA non codificanti nelle cellule di mammiferi esposti a nanomateriali e nanoparticelle. Tuttavia, la sfida per il futuro sarà quella di determinare i percorsi molecolari che guidano queste alterazioni epigenetiche, le possibili conseguenze funzionali e gli effetti potenziali sulla salute.”

“… Alcuni autori hanno già sottolineato che le potenziali proprietà epigenetiche dei nanomateriali potrebbero non solo influenzare gli individui esposti ma anche la loro prole…”

Link all’articolo originale:

https://www.dovepress.com/the-effect-of-exposure-to-nanoparticles-and-nanomaterials-on-the-mamma-peer-reviewed-fulltext-article-IJN

Vit B e cancro

L’uso di supplementazione a lungo termine di vitamine del gruppo B correlata al metabolismo monocarbonico in relazione al rischio di cancro ai polmoni nello studio di coorte “vitamine e stile di vita” (VITAL).

Sono stati riportati riscontri incoerenti di un legame tra l’uso di vitamina B correlata al metabolismo del carbonio e rischio di cancro ai polmoni. A causa dell’alta prevalenza dell’utilizzo supplementare di vitamina B, qualsiasi eventuale associazione aumentata permette ulteriori indagini. Abbiamo esaminato l’associazione tra l’uso a lungo termine delle vitamine B supplementari sulla via del metabolismo del carbonio e del rischio di cancro ai polmoni nella coorte Vitamins and Lifestyle (VITAL), che è stato progettato appositamente per esaminare l’uso di integratori rispetto al rischio di cancro. Metodi: Un totale di 77,118 partecipanti della coorte VITAL, 50-76 anni, sono stati reclutati tra ottobre 2000 e dicembre 2002 e sono stati inclusi in questa analisi. Incidenti, tumori polmonari primari invasivi (n = 808) sono stati accertati collegando prospetticamente i partecipanti a un registro del cancro basato sulla popolazione. La dose giornaliera media di dieci anni di integratori individuali e multivitaminici è stata l’esposizione di interesse primario. Risultati: L’uso delle vitamine supplementari B6, folato e B12 non è stato associato al rischio di cancro ai polmoni tra le donne. Al contrario, l’uso di vitamina B6 e B12 da fonti di integratori individuali, ma non da multivitamine, è stato associato con un aumento del rischio di cancro ai polmoni tra il 30 e il 40% negli uomini. Quando è stata valutata la dose media di 10 anni, vi è stato un aumento quasi del doppio del rischio di cancro ai polmoni tra gli uomini nelle più alte categorie di vitamina B6 (> 20 mg/d, rapporto rischio, 1,82, 95% CI, 1,25 a 2.65) e B12 (> 55μg/d; rapporto di rischio, 1.98; 95% CI, 1.32-2.97) rispetto ai non utilizzatori. Per la vitamina B6 e B12, il rischio era ancora più alto tra gli uomini che fumavano. Inoltre, le associazioni B6 e B12 erano evidenti in tutti i tipi istologici tranne adenocarcinoma, il tipo meno correlato al fumo. Conclusioni: Questa associazione specifica del sesso e della fonte fornisce ulteriori prove che i supplementi di vitamina B non sono chemopreventivi per il cancro del polmone e possono essere dannosi.

Link all’articolo originale:

Long-Term, Supplemental, One-Carbon Metabolism–Related Vitamin B Use in Relation to Lung Cancer Risk in the Vitamins and Lifestyle (VITAL) Cohort.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/?term=Long-Term%2C+Supplemental%2C+One-Carbon+Metabolism%E2%80%93Related+Vitamin+B+Use+in+Relation+to+Lung+Cancer+Risk+in+the+Vitamins+and+Lifestyle+(VITAL)+Cohort

“… il numero di pazienti con febbre da fieno in Giappone sta aumentando, causando un aumento delle spese mediche nazionali. In questa ricerca abbiamo studiato il rapporto tra “febbre da fieno” e concentrazioni minerali nei capelli per ottenere risultati sul rischio di sviluppare allergie al polline. È stato condotto un questionario su 275 uomini e 977 donne sulle loro abitudini di vita e sono state misurate dieci tipi di concentrazioni minerali presenti nei loro capelli con analisi successive utilizzando analisi di regressione logistica nominale. I risultati indicano che la metà dei pazienti di ogni gruppo di età ha avuto febbre da fieno, senza alcuna differenza significativa tra febbre da fieno e invecchiamento, esercizio fisico, ritmi del sonno e dietetici. D’altra parte, c’è stata una significativa differenza tra la febbre da fieno e le concentrazioni di minerali nei capelli, e negli uomini con febbre da fieno, il ferro (rapporto odds: 0,55, p <0,05) era basso, mentre nelle donne il calcio (rapporto di disprezzo: 0,67 , P <0,05), il cromo (odds ratio: 0,46, p <0,001), il cadmio (rapporto odds: 0,68, p <0,01) erano bassi e il selenio (rapporto odds: 1,78, p <0,01) era alto. Questi risultati suggeriscono che le concentrazioni minerali nei capelli sono indicatori di rischio di febbre da fieno.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28768942

L’obiettivo primario del presente studio è l’analisi dei contenuti dei minerali in tracce nei capelli di bambini con disordine di comunicazione (CD) e disturbi dello spettro autistico (ASD). Sono stati esaminati 99 bambini provenienti da gruppo di controllo, CD e ASD (n = 33). Tutti i bambini sono stati inoltre suddivisi in due sottogruppi in base all’età. I livelli di elementi traccia nei capelli sono stati valutati utilizzando la spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma. La differenza è stata considerata significativa a p <0.01. I dati ottenuti dimostrano che i bambini con CD sono caratterizzati da un significativo aumento nei capelli del litio (Li) (96%, p = 0,008), selenio (Se) (66%, p <0,001), arsenico (As) (96% 0,005), berillio (Be) (150%; p <0,001) e cadmio (Cd) (72%; p = 0,007), essendo superiori ai rispettivi valori di controllo. Nel gruppo ASD, i livelli nei capelli di rame (Cu), iodio (I) e Be tendevano ad essere inferiori ai valori di controllo. A sua volta, il contenuto di Se ha superato significativamente i valori di controllo (33%, p = 0.004), mentre il livello di ferro (Fe) e alluminio (Al) tendono ad aumentare. Dopo la gradazione per l’età, le differenze più rilevanti nei bambini con CD sono state rilevate nel gruppo anziano (5-8 anni), mentre nel caso di ASD nel gruppo più giovane (3-4 anni). Tenuto conto del ruolo dei capelli come meccanismo di escrezione per alcuni elementi compresi quelli tossici, si può proporre che i bambini affetti da ASD siano caratterizzati da una più profonda alterazione della mobilizzazione e dell’escrezione del metallo rispetto ai bambini CD.
Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27785740

L’obiettivo dello studio era quello di indagare i contenuti degli elementi traccia nei capelli dei bambini affetti da disturbo dello spettro autistico (ASD). Sono stati studiati 74 bambini ASD e 74 controlli, appaiati per sesso e per età, suddivisi in due gruppi di età (2-4 e 5-9 anni). Il contenuto degli elementi traccia nei capelli è stato valutato utilizzando la spettrometria di massa induttivamente accoppiata al plasma. La coorte generale di bambini ASD è stata caratterizzata dal 29%, 41% e 24% di bassi livelli nei capelli di, rispettivamente, cromo (Cr), iodio (I) e vanadio (V), mentre il livello di selenio (Se) ha superato i rispettivi valori del gruppo di controllo del 31%. Nei bambini ASD di età compresa tra 2-4 anni i valori di Cr, I e V nei capelli erano del 68%, 36% e 41% inferiori ai controlli. I bambini ASD più anziani sono stati caratterizzati da un aumento del 45% del livello di selenio nei capelli. Nella coorte generale di bambini ASD, i livelli di berillio (Be) e di stagno (Sn) nei capelli erano inferiori, rispettivamente, del  50% e 34% rispetto ai valori del gruppo di controllo. Nel primo gruppo dei bambini ASD, di età (2-4 anni), sono stati rilevati nel 34%, 42% e 73% bassi livelli di arsenico (As), boro (B) e berillio (Be). Nel secondo gruppo di età dei bambini ASD è stata rilevata solo una diminuzione appena significativa del 25% di piombo (Pb). Sorprendentemente, non è stata rilevata alcuna differenza significativa tra i gruppi per il mercurio (Hg), zinco (Zn) e rame (Cu) nei capelli . In generale, i risultati del presente studio dimostrano che i bambini con ASD sono caratterizzati da valori inferiori nei capelli di elementi non solo essenziali ma anche tossici.

Link all’articolo originale:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27581303

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