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In questo lavoro si ribadisce ancora una volta il concetto di equilibrio fra gli oligoelementi e la necessità di utilizzare agenti chelanti più selettivi di quelli utilizzati tutt’oggi.

Riassunto

Negli ultimi anni, vari studi hanno fornito evidenza che gli ioni metallici sono coinvolti nella
patogenesi delle principali malattie neurologiche (Alzheimer, Parkinson).
Chelanti di ioni metallici sono stati indicati come potenziali terapie in
malattie che coinvolgono lo squilibrio dei metalli. La neurodegenerazione è un campo
ideale per l’applicazione della terapia chelante. In contrasto all’approccio di
chelazione diretta nelle intossicazioni da ioni metallici, per quanto riguarda la
neurodegenerazione l’obiettivo sembra essere una migliore e più accurata modulazione
dell’omeostasi  dei metalli volti a
ristabilire l’equilibrio ionico. Così, sono necessari chelanti leggeri in grado
di eliminare i metalli tossici, senza disturbare l’omeostasi degli ioni. Ad
oggi, diversi agenti chelanti sono stati studiati per il loro potenziale nel trattamento
della neurodegenerazione, e una serie di 8-idrossichinolina analoga ha mostrato
il maggior potenziale per il trattamento delle malattie neurodegenerative.

Di seguito il link al documento originale: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21406339

Riassunto

L’equilibrio di ioni metallici è fondamentale per molte funzioni fisiologiche, in particolare nel sistema nervoso centrale, in cui i metalli sono essenziali per lo sviluppo e il mantenimento delle attività enzimatiche, della funzione mitocondriale, della mielinizzazione, della neurotrasmissione così come l’apprendimento e la memoria. Per la loro importanza, le cellule si sono evolute in macchinari complessi per il controllo dell’omeostasi degli ioni metallici. Tuttavia, l’interruzione di questi meccanismi, o l’assorbimento di metalli nocivi senza alcuna funzione biologica nota, alterano l’equilibrio ionico e ciò può portare a uno stato di malattia, tra cui alcune malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer. Comprendere le complesse interazioni strutturali e funzionali degli ioni metallici con le diverse componenti intracellulari ed extracellulari del sistema nervoso centrale, in condizioni normali e durante la neurodegenerazione, è essenziale per lo sviluppo di terapie efficaci. Di conseguenza, aiutare l‘equilibrio degli ioni metallici a livelli omeostatici è stata proposta come alternativa, modificando la strategia terapeutica per la malattia di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative.

Di seguito il link al documento originale: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?term=Biological%20metals%20and%20Alzheimer’s%20disease%3A%20implications%20for%20therapeutics%20and%20diagnostics

Paziente di 32 anni, SM RR; EDSS 2,5. Dopo due cicli di tre mesi di integrazione Mineral Test la risonanza magnetica mostra la SCOMPARSA delle lesioni! EDSS 0 stabile dal 2007.

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Paziente affetto da SM PP (Sclerosi Multipla Primariamente
Progressiva) con EDSS 7,5/8 (scala di disabilità) trattato con cortisone fino
al 2005, poi con azatioprina. La RM (Risonanza Magnetica) del 30 Maggio 2005
evidenziava nuove lesioni. Dal Giugno 2005 inizia il percorso Mineral Test; il
mineralogramma dimostra una intossicazione da Mercurio, Piombo e
Alluminio. Attualmente ha concluso l’ottavo ciclo di integrazione. La
nuova RM, con e senza contrasto, del 23 Giugno 2011 (riportata di
seguito) non evidenzia lesioni attive nè nuove lesioni, confermando il
quadro delle precedenti RM. Praticamente la malattia è ferma dal 30 Maggio 2005 (ultima RM con peggioramento). Dal Giugno 2005 iniziava l’integrazione Mineral Test, con rapido e persistente beneficio, passando da un EDSS 7,5/8 (deficit deambulatorio totale) a 6/6,5 (deambulazione con doppio appoggio).

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