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INQUINAMENTO ATMOSFERICO E SALUTE
(da ISDE Italia)

L’inquinamento atmosferico costituisce un fattore di rischio ben noto per le malattie cardiovascolari
Fonte: Agenzia Regionale di Sanità Toscana, 18 Agosto 2013.
E’ ormai dimostrata la stretta correlazione tra l’incremento della concentrazione di nanopolveri e altri inquinanti e l’aumento dell’insorgenza di scompensi cardiaci che, soprattutto in persone con un cuore già affaticato, possono portare all’infarto. La nuova revisione sistematica apparsa recentemente sul lancet a firma dei ricercatori dell’Università di Edinburgo e della Public Health Foundation of India ha però confermato anche l’effetto dei principali inquinanti su ricoveri e mortalità per scompenso. L’OMS stima che l’inquinamento sia responsabile di oltre un milione di morti premature ogni anno. Anche brevi esposizioni a inquinamento atmosferico sono associate ad un aumento della mortalità cardiovascolare. Sempre in questo numero di Lancet Francesco Forastiere e Nera Agabiti del Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario della Regione Lazio spiegano come accade clinicamente che l’aumento della concentrazione degli inquinanti nell’aria possa causare il subitaneo aggravarsi dello scompenso. Dal momento che il 2013 è stato dichiarato l’anno dell’aria da parte dell’Unione Europea, i ricercatori italiani concludono che gli effetti negativi sulla salute dell’inquinamento atmosferico sono presenti anche a concentrazioni ben al di sotto di 25 μg/m3, l’attuale limite UE per le polveri sottili, e lanciano un appello riprendendo le parole della European Respiratory Society: “tutti i cittadini hanno diritto ad aria pulita, acqua pulita e cibo sicuro”.

CUORE: L’ESPOSIZIONE ALL’INQUINAMENTO AUMENTA IL RISCHIO DI FIBRILLAZIONE
Fonte: FIMMG Notizie del 17 Giugno 2013.
Per le persone che soffrono di cuore l’esposizione ad alti livelli di inquinamento atmosferico può portare all’aritmia cardiaca che scatena attacchi di cuore e ictus. Lo afferma uno studio pubblicato dal Journal of the American College of Cardiology. I ricercatori della Tuft university di Boston hanno analizzato i dati di 176 pazienti cardiaci, confrontandoli con la qualità dell’aria nella regione. In due anni di studio 49 persone hanno totalizzato 328 episodi di fibrillazione atriale. La ricerca ha evidenziato una relazione diretta tra inquinamento e salute cardiaca: “Ogni 6 microgrammi per metro cubo di particolato sottile in più – scrivono gli autori – il rischio aumenta del 26%”.

SMOG E TUMORI, LA RELAZIONE ORA È PROVATA
Fonte: Il Tirreno dell’11 Luglio 2013.
Uno studio europeo che ha coinvolto i ricercatori dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano ha dimostrato una stretta relazione tra inquinamento atmosferico e rischio di tumori al polmone. Tra i 9 Paesi europei coinvolti l’Italia è risultato il Paese più inquinato. Lo studio è stato pubblicato su Lancet Oncology ed è stato realizzato su oltre 300mila persone. È servito a dimostrare che più alta è la concentrazione di inquinanti nell’aria e maggiore è il rischio di sviluppare un tumore al polmone. È inoltre emerso che i centri italiani monitorati hanno la più alta presenza di inquinanti. Lo studio fa parte del progetto europeo Escape. Il lavoro ha riguardato 312.944 persone di età compresa tra i 43 e i 73 anni, uomini e donne di Svezia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Regno Unito, Austria, Spagna, Grecia e Italia. In Italia le città interessate sono state Torino, Roma, Varese. Lo studio ha permesso di concludere che per ogni incremento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo presenti nell’aria, aumenta il rischio di tumore al polmone di circa il 22%. Tale percentuale sale al 51% per una particolare tipologia di tumore, l’adenocarcinoma. Le normative della Comunità Europea stabiliscono che il particolato presente nell’aria deve mantenersi al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per i PM10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i PM2.5. Lo studio, tuttavia, dimostra che anche rimanendo al di sotto di questi limiti, non si esclude del tutto il rischio di tumore. Il tumore del polmone rappresenta la prima causa di morte nei Paesi industrializzati.

TUTELARE IL DIRITTO ALLA SALUTE DELLE PERSONE ESPOSTE ALL’ARSENICO: UN OBBLIGO DI LEGGE E UN DOVEROSO IMPEGNO ETICO
Si è svolta a Roma Lunedì 30 Settembre 2013, presso l’Istituto superiore di Sanità, la 5a Giornata in memoria di Lorenzo Tomatis che ha avuto per tema principalmente i tumori infantili.
Lorenzo Tomatis, già direttore dell’Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC) e pPresidente del Comitato Scientifico dell’International Society of Doctors for the Enviromental (ISDE), ha sostenuto e dimostrato nella sua lunga attività di ricerca che la maggior parte delle malattie deriva dall’interazione tra fenomeni di inquinamento ambientale e genetica umana. Soprattutto l’esposizione materno-fetale a sostanze inquinanti, attraverso l’aria, acqua e cibi contaminati, può danneggiare il feto e comprometterne il successivo stato di salute in età infantile ed adulta con possibilità di trasmissione dei danni anche alle generazioni seguenti. Questa consapevolezza gli faceva affermare: “L’approccio fondamentale della prevenzione primaria segue una logica incontroversibile: la misura più efficace è quella di evitare o diminuire al minimo possibile l’esposizione agli agenti causali di malattia”. Tutti gli interventi di ricercatori e studiosi che si sono succeduti nel corso del convegno hanno riaffermato con ricchezza di dati e lavori scientifici, che la priorità nella lotta contro il cancro e le malattie cronico degenerative deve essere data alla prevenzione attraverso politiche economiche e sociali indirizzate alla netta riduzione delle fonti di inquinamento e degli inquinanti già presenti nell’ambiente. Alla luce di tutto ciò ISDE Viterbo torna nuovamente a chiedere interventi efficaci e definitivi per la completa dearsenificazione e potabilizzazione delle acque ad uso umano e studi di monitoraggio dello stato di salute delle popolazioni e in particolare dei bambini che sono state esposti e che in molti casi continuano ad essere esposti  all’arsenico, sostanza tossica, cancerogena e con attività di interferente endocrino.
Info: isde.viterbo@gmail.com

Abbiamo valutato la qualità dell’aria nei centri di fotocopiatrici e valutato se l’esposizione professionale ad emissioni da fotocopiatrici è associata a declino della funzione polmonare o alterazioni dei parametri ematologici, stress ossidativo e stato infiammatorio.

PM10 e PM2.5 erano al di sopra dei livelli consentiti in tutti i centri di fotocopiatrici, mentre i livelli di monossido di carbonio, ossidi di azoto, ozono, biossido di zolfo, piombo, arsenico, nichel, ammoniaca, benzene e benzo(a)pirene erano all’interno degli standard Indiani di qualità dell’aria. La funzione polmonare è risultata simile negli operatori di fotocopie e soggetti di controllo. Siero TBARS era significativamente più alta e FRAC era più bassa tra gli operatori rispetto ai controlli sani. Plasma IL8, LTB4, ICAM-1 e ECP erano significativamente più alti nel gruppo esposto alle emissioni da fotocopiatrice.

Le fotocopiatrici emettono alti livelli di particolato. L’esposizione a lungo termine alle emissioni delle fotocopiatrici non è stato associata con la diminuzione della funzionalità polmonare, ma  provoca forte stress ossidativo e infiammazione sistemica e conseguente alto rischio di malattie cardiovascolari.

Link all’articolo originale:

http://www.ehjournal.net/content/12/1/78

 

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